La disoccupazione è una stalker impietoso

In questi giorni sto leggendo un libro dove la protagonista è vittima di uno stalker impietoso e violento.

Al di là della  trama a tratti prevedibile (nulla di aulico, è solo l’ultimo libro di Nicholas Sparks), ad un certo punto i comportamenti e la psicologia dello stalker che vengono descritti in alcuni passi mi hanno fatto suonare nella testa un campanello di riconoscimento.

Il parallelismo è giunto improvviso e inevitabile: la disoccupazione è come unostalker, impietosa, violenta e che non fa prigionieri, solo vittime.

stalker-profile

Pensiamoci insieme:

  1. La disoccupazione si innamora di te, e decide di non lasciarti mai più: nella sua mente malata, tu e lei siete destinati a restare insieme per sempre, fino a che morte non vi separi. Della disoccupazione, infatti, e in particolare dello stato mentale che essa porta e comporta, si finisce per non liberarsi mai. Anche nei periodi di “lavoricchi”, la disoccupazione è lo spettro, la compagna di vita che non ti abbandona neanche per un momento. Ti lascia respirare, a volte, ma come quei gatti che si divertono a giocare col topo prima della zampata finale (i gatti, si sa, sono notissimi stalker).
  2. La disoccupazione ti isola: esattamente come uno stalker geloso (e come certi amanti/amori distruttivi), la disoccupazione ti isola, perché da solo sei più debole ed è più facile “nutrirsi di te”, delle tue paure, angosce, negatività, del tuo terrore, della tua impotenza e rassegnazione. Da solo sei più controllabile, e ti viene meno voglia di rompere il circolo vizioso: se sai che devi farlo da solo, che nessuno ti aiuterà, finirai per non farlo mai, e convincerti di non averne le forze, le capacità, il coraggio.
  3. La disoccupazione ti fa sentire impotente e inabile: la disoccupazione passa, ore, giorni, mesi, anni a sussurrarti all’orecchio che “non sei abbastanza, non vali niente”, nessuno ti vuole e ti vorrà mai, tranne lei. Alla lunga, la disoccupazione riesce a piegarti, a convincerti che davvero non vali nulla ed è per quello che ti trovi nella situazione in cui ti trovi. Anzi, è per quello che ti meriti la disoccupazione. E nessuno può aiutarti, una volta che ti ha preso/a di mira. Né le istituzioni, né la famiglia o gli amici… nessuno. Punto 2: sei solo, con la disoccupazione, ovviamente.
  4. La disoccupazione ti affama: ecco, non arriva ad ammazzarti il cane e il gatto, ma ad affamarti, quello si. ogni giorno, tutti i giorni, psicologicamente e fisicamente, di affetti, speranze, sogni, possibilità, la disoccupazione ti affama e si nutre della tua fame, provando un piacere perverso nel vederti dibattere nella sua rete e soffrire.
  5. La disoccupazione ti rovina la vita: in poche parole, è questo che fa. Nulla cresce, dopo la disoccupazione, se gliela lasciamo vinta. Nessuno esce dal tunnel se, dando retta alla disoccupazione, ci si sistema alla meglio e comincia ad arredarlo.

La disoccupazione quindi finisce per ammazzarti? Come quegli stalker che fanno fuori le loro vittime alla fine di una escalation di terrore e orrore? E non c’è soluzione?

In alcuni casi si, è la risposta alla prima domanda: di disoccupazione si può anche morire. E in alcuni casi no, la disoccupazione a volte è anche uno stalker paziente e terribilmente vizioso, capace di trascinare il proprio “gioco” per anni e anni e anni.

E non c’è soluzione? Alle volte credo di si, altre credo di no. Il più delle volte penso che dipenda da ognuno di noi, ma che la chiave di volta per superare tutto, sia il classico “non mollare mai”.

Perché diciamolo, quali altre alternative abbiamo?

La disoccupazione è uno stalker dalla lunga memoria, e, come ho già detto, non si dimenticherà mai di noi.

 

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13 thoughts on “La disoccupazione è una stalker impietoso

  1. Se ne esce…se ne esce cn fatica e si rimane marchiati a vita..ma se ne esce…. Ci insegna tante cose… Alcune belle…alcune brutte…ma ce le insegna e non ce le dimenticheremo mai. Un bacio amicia

  2. bel blog. Insomma… diciamo che sono molto solidale con quelli che appartengono alla mia categoria sociale: il disoccupato. Oggi è una sorta di crimine. Noi disoccupati infatti siamo mantenuti, non consumiamo e non produciamo. In una società basata sul consumo di beni superflui e sul lavoro – spesso sottopagata o a nero – questi sono crimini orrendi.
    Nel mio caso avevo un lavoro e poi l’ho perso, alla soglia dei 39 anni. Ora ne ho 41. Quindi oltre ad essere un disoccupato, per la società, sono pure uno strafallito. Una sorta di Paria della categoria.
    Neanche a dirlo: amici e parenti sono spariti. I primi perché io non appartengo alla loro categoria (quasi tutti a quella dei raccomandati; altri a quelli delle persone in carriera); i secondi perché hanno nulla da chiedermi, né favori, né soldi, né niente.
    A volte penso che perdere il lavoro è pure peggio di non averlo mai avuto perché senti che è finita. NOn c’è niente da fare. Si finisce nel circolo vizioso di quelli che non corrispondono ai requisiti “massimo 30 anni”, quindi è il peggio del peggio.
    Se va bene riesci a tirare avanti con lavoretti saltuari (non è il mio caso), altrimenti…

    quello che mi manca poi è l’entusiasmo che avevo diversi anni fa quando iniziai a lavorare per un editore di libri. Quell’entusiasmo non esiste più. Perso il lavoro non mi faccio illusioni e vivo giorno per giorno.
    NOn lo so perché vi scrivo questo forse perché mi piacerebbe condividere quello che penso con gente che potrebbe capirmi e non compatirmi. Gente che capisce cosa voglia dire essere disoccupato.
    Mi piacerebbe scrivere alla fondatrice di questo blog ma non trovo l’email.
    Questa è la mia adal5738@gmail.com, chi vuole mi scriva. Anche solo per mandarmi a quel paese non importa. Sono secoli che non mi scrive qualcuno.

    • Ciao Adalberto,
      ogni tanto passo a visitare il blog di Sara perchè anch’io, ahimé, faccio parte della categoria dei disoccupati, presumo terminali.
      Ho 32 anni (e mezzo), un diploma in lingue, una laurea in filosofia e ho collezionato solo esperienze precarie e infruttuose, sia alle dipendenze che in proprio.
      Ora sono disoccupata da un anno (nessun lavoretto, neanche qualche ora di impiego in nero, niente) e all’orizzonte non scorgo nemmeno l’ombra rinsecchita di un quarto di lavoro.
      Peccato non poter denunciare questo “stalker” che ci si è incollato addosso e non ci lascia più, peccato non poterlo allontanare e renderlo inoffensivo, peccato dover soccombere nonostante l’impegno ci mettiamo.
      Un caro saluto!
      PS: il limite massimo, massimissimo, massimerrimo per il lavoro sono 29 anni. Dopo sei morto.

  3. Ho visto che non scrivi più…disoccupata da 1 anno, nella mia testa realmente da novembre, perché prima in fondo avevo necessità di riposare e pensavo in maniera positiva…pensavo..ora non più..nessun barlume all’orizzonte, paura per il futuro, paura paura paura e non so che…penso che capisce tutti…ho 27 anni penserete che sono giovane ma ho smesso anche di cercare, più cerco più affronto colloqui più sto peggio e passo la settimana successiva in depressione. Convivo con il mio uomo perché prima potevo permettermelo, ora mi mantiene lui ed è un angelo che non mi fa sentire un’inutilità del mondo. Se ne esce? Non lo so, so solo che ci sono momenti di buio e tanto freddo e tanta paura…un saluto a tutti cari compagni…

    • Per me sono passati quattro anni. Le basi di una carriera freelance (se così vogliamo chiamarla, a esser speranzosi) gettate, e se mi fermo un attimo a pensare me sento ancora così: inutile, rifiutata, ritoccata, precaria, i n bilico, o sul fondo a scavare. Come se il lavoro che sto facendo ora sia solo un hobby, un passatempo “in attesa di”. Di cosa? Non si sa cosa. Dubito che qualcuno lo sappia, di certo io non lo so. La tristezza di sentirmi così è talmente grande che mi ha prosciugata delle parole. Ma arrenderci non possiamo: come è, e’ e dobbiamo farci forza e continuare no? Un abbraccio e in bocca al lupo!

      • Mi dispiace cara, ma quello che fai non è un hobby purtroppo i guadagni non sono altissimi ma chissà con il tempo! Ti sei reinventata ed è quello che vorrei fare io, perché non credo più al lavoro dipendente, a meno di raccomandazioni…devo solo capire cosa fare…per mollare non mollo, però ci sono momenti devastanti di sofferenza atroce..ti vorrei consigliare due libri che mi stanno aiutando ” a tu per tu con la paura” e “fiducia e sfiducia” di krishnananda amana..ne vale la pena fidati! Un bacione

  4. Disoccupata da un anno, mi ci sento realmente da ottobre perché in fondo prima sentivo il bisogno di riposarmi ed ero ancora positiva..ora non più…da gennaio il crollo, tanti momenti di paura, paura per il futuro, sogni svaniti, niente all’orizzonte e nemmeno cerco più perché quando affronto i colloqui passo una settimana in depressione per lo schifo in giro..precaria prima a 27 anni ma con qualche speranza svanita e ora una nullità..reinventarmi qualcosa di mio?magari, ma quando la mente è offuscata non ne cavi un ragno da un buco..convivo col mio ragazzo quando prima potevo permettermelo ora mi mantiene lui e lo ringrazio che non mi fa sempre uno scarto umano come tanta gente, con cui ovviamente non esistono più rapporti…tante volte e spesso c è troppo buio, troppo freddo, troppa paura, la vita ti tiene legato ma la sofferenza è tanta..e a me questa sofferenza spaventa molto..un saluto cari compagni..

  5. Ho trovato questo blog perche´ essendo disoccupata non ho quasi altro da fare che leggere (moltissimo: come ho sempre fatto) e ovviamente cercare lavoro…complimenti per lo stile, sincero e pulito, e l´onesta´ nel descrivere la situazione di molti di noi accomunati dal destino del non-lavoro, senza indorare la pillola o esagerare in drammaticita´. Residente in Finlandia da sei anni, con una laurea specialistica in lingua svedese e norvegese, ho imparato il finlandese sul posto grazie alla mia determinazione, e a parte sei stage che non sono sfociati in nulla e un lavoro come assistente d´ufficio (durato da novembre dell´anno scorso a maggio di quest´anno, quando sarebbe dovuto durare almeno fino a ottobre), il NULLA. Qualche supplenza a chiamata in scuole elementrari e medie locali, ma roba che dura al massimo cinque giorni. L´unico lato positivo? Qui mi danno 500 euro al mese per sopravvivere, convivo con il mio uomo (del posto) anch´esso disoccupato (anche se musicista semiprofessiojnale), ma almeno lui ha contatti che ogni tanto gli permettono di fare qualcosa. Con le spese e le tasse che qui sono alte il doppio che da noi non si vive certo bene. Se a cio´ si somma il vivere quasi isolati – unica possibilita´ di incontro sono i concerti (quando ci se li puo´ permettere); i treni locali e suburbani che in zona Helsinki costano 11 euro, quindi e´ a volte un lusso anche potersi recare a colloqui di lavoro (quando si degnano di chiamarti); evito di dilungarmi sul clima, cibo ecc.perche´ quelli sono l´ultimo dei problemi… spero in ogni caso di aver dato una piccola idea di quanto sia bello vivere da disoccupati anche all´estero. E in Italia in questo momento e´ impensabile tornare perche´:a) vorrebbe dire tornare dai propri genitori, che non hanno (come ben descritto in alcuni post) contatti tramite i quali “sistemarmi” o “sistemarci” b) stare probabilmente ancora peggio, c) rinunciare a quello che faticosamente si sta ancora provando a costruire, a prezzo di sudore e lacrime, fatica per imparare una lingua difficile anche per chi come me e´ naturalmente portata per le lingue, e soprattutto solitudine e consapevolezza che nessun altro ti aiuta, cosa valida ovunque ma in questo paese piu´ che in ogni altro. Questione di orgoglio personale e “sisu” – parola finlandese intraducibile che indica il coraggio e l´ostinazione. Quella che ti fa ancora alzare al mattino nonostante le giornate siano vuote, che quando lavoricchi ti fa affrontare mattine a -25 gradi. E qui ce ne vuole veramente tanto.

    • Ma davvero disoccupazione in Nord Europa? Se a sentire i dati sono le nazioni con il più bassi numero di disoccupati…allarmante la cosa 😦

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