Ogni promessa è debito…

Ogni promessa è debito, ma se passo a riscuotere son czzi acidi per qualcuno.

Riflettevo oggi sulle tante, troppe promesse che mi sono state fatte, al tempo della disoccupazione.

Fin dagli albori, dagli inizi di questa “fantastica” avventura, infatti, il mio percorso è stato costellato di incontri, più o meno fortuiti. La gran parte della gente aveva qualcosa di buono da dirmi, sempre qualche “valido” consiglio da estendermi.

Ma i più, avevano promesse da fare.

Mari e monti da spostare, a parole, per me.

O meglio: per togliersi me dalle palle.

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Sono sicura che sia capitato anche a voi, perché più o meno la timeline della disoccupazione si snoda così:

  1. Primo attimo: panico strage e tragedia (su cui sorvoleremo perché ci siamo già dilungati abbastanza, e poi classicamente è un momento di raccolta, analisi interiore, silenzio basito, giornate a chiudersi in casa per la vergogna, a battersi il petto cercando un colpevole, e a chiedersi “e ora, che farò??”)
  2. Secondo attimo: accensione motori ausiliari, si comincia a rispondere alla fatidica domanda “e adesso che farò” spremendosi le meningi e cominciando a uscire dal guscio… e a chiedere. Superando le proprie timidezze e idiosincrasie, i disoccupati cominciano a chiedere: “c’è lavoro, avete lavoro, per caso vi serve qualcuno che…?”

E la richiesta procede a cerchi concentrici: ci si “brieffa” con genitori, amici, parenti, per poi estendere il brief a conoscenti, e infine si arriva agli emeriti sconosciuti.

  1. Il terzo attimo vede l’estensione della richiesta di lavoro/aiuto agli estranei, ed è il momento dell’invio dei cv. Anche su questo stenderemo un pietoso velo, poiché ne abbiamo già parlato a sufficienza… e sapete bene cosa ne penso.

Da qui in poi niente è più facile: ci sono colloqui e infiniti silenzi, per i medio-fortunati, o solo infiniti silenzi per i meno fortunati. E ci sono ancora tante, troppe richieste, e silenzi sempre più grandi, che finiscono per inghiottire tutto, anche l’ultima speranza.

Ma torniamo a concentrarci sul momento 2, quello del brief e della condivisione delle domande, e più precisamente al momento in cui si innesca la famigerata “rete” di connessioni: io chiedo a una persona, quella chiede ad altre due, e così via.

Prima di chiedere alle altre due persone, però, la persona a cui io disoccupato chiedo aiuto si sente in dovere (senonchè in diritto) di fare due cose:

  1. Darmi consigli (ad cazzum) su come attivarmi per uscire dall’empasse (e credetemi, ne ho sentiti di fantasiosi)
  2. Farmi delle promesse. Ad cazzum anche queste, campate in aria che manco il Castello Errante di Howl.

Per dirne una: disoccupata nel 2012, mi sono sentita dare conforto con il fatidico “vedrai che per Expo si apriranno posizioni, ti chiameremo sicuramente perché avremo bisogno…”, da amici, conoscenti, amici e conoscenti di mio padre (che a sua volta ha dispensato talmente tanti aiuti e regali nel corso della sua vita che  c’era da sentirsi sicuri che se anche solo l’1% di quelli fosse tornato a mio vantaggio sarei stata a posto… e invece.)

E invece, l’Expo è passato e trapassato, e niente. Niente lavoro (a pagamento figuriamoci poi ahahaha la barzelletta del secolo), niente telefonate, niente “si, mi ricordo che eravamo rimasti d’accordo che”, niente di niente (e per fortuna, osiamo dirci).

E tutte le altre promesse? “Stai tranquilla che so che lavori bene, sento il mio amico e ti faccio sapere”, oppure “se tutto va come dico fra NN mesi ho un lavoro per te” o ancora “non preoccuparti a breve apriremo una posizione, mandami il tuo cv”…

Cv mandati, lettere di presentazione, telefonate, passaparola. Promesse promesse promesse.

Parole parole parole soltanto parole…

E gente che ha cominciato a negarsi al telefono, persino. Che voglio dire: in viaggio alle Barbados mica ci stai tutto l’anno (altrimenti sul sito della tua azienda ci sarebbe un bel banner “ci siamo trasferiti alle Barbados”, no?)… ma un minimo di coerenza, meno faccia di tolla, un pò di coraggio delle proprie inazioni, no?

E non fraintendetemi, non sono certo rimasta lì ad aspettare: il mio futuro sapevo che avrei dovuto ri-costruirmelo io, che nessuno ci avrebbe pensato.

Però ogni tanto ci ripenso, a quelle assurde promesse, fatte per sciacquarsi la coscienza e poi dimenticate, nascoste sotto lo zerbino.

Ci penso, io, ai favori fatti e mai resi (fai un favore scordatelo, fai un torto ricordatelo, dice il proverbio, no?).

Ci penso, alle assurdità sentite, ai “punti fragola” accumulati su un catalogo ormai scaduto da un pezzo (e il supermercato ha pure chiuso).

Ci penso e, almeno, ci rido un po’ su.

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16 thoughts on “Ogni promessa è debito…

  1. Alle “promesse” lavorative non ci ho mai creduto. E nemmeno alle “voci di corridoio”. (e fino ad oggi, ho fatto anche bene).
    Per quanto riguarda i consigli che mi son stati elargiti..sfondiamo una porta aperta. A parte che spesso mi dicono cose a cui, ovviamente, ho già pensato io, mesi e mesi prima..ma poi non so se sia successo anche a te, che a volte la gente ti parla come se fossi una demente..come se facessi loro pena. A me è successo, purtroppo, anche con un’amica (ovviamente con lavoro a tempo indeterminato e che si lamenta). Boh..Non so più che pensare!

    • Ahah scusa se rido ma hai voglia se mi è capitato! Ti parlano esattamente come una demente, perché solo che quello puoi essere ovviamente per aver perso il lavoro no? Voglio dire loro hanno tutti i loro lavori a tempo indeterminato di cui lamentarsi ma tu non sei stata capace di tenerti il tuo.. Se solo avessi fatto come loro!
      E’ esattamente quello il meccanismo mentale.. Uno schifo assoluto oltre a tutto il resto.

      • decisamente schifo..Poi magari se capita a loro(ma stai pur certa che a quelli non capiterà MAI) sono i primi a prendersela male..Me li immagino, nella loro stanzetta, che si ripetono ” ah, meno male che non sono come quelli là fuori che sono senza lavoro,per fortuna che non è toccato a me”.

      • Io non so se me li immagino così sai? La maggior parte non ci arriva proprio a pensare di essere “fortunata”.. Pensano solo che sia tutto dovuto.

  2. Io ho sempre evitato di fornire finti aiuti. L’unica cosa che ho sempre cercato di fare è stata quella di drizzare le orecchie e, solo se avevo la ragionevole certezza di un possibile interessamento, mettevo in contatto l’amico/a con chi di dovere.
    Di più non facevo, proprio perchè non volevo creare finte aspettative.
    Condivido ovviamente il tuo pensiero, alla fine la gente pensa soltanto al proprio c..o.

  3. Eh, tema spinoso anche questo, ahimé molto familiare.
    Credo che tenendo conto di tutti i CV che ho inviato, sia secondo regolare iter per la candidatura, sia tramite passaparola tra parenti, conoscenti, serpenti ed estranei, mi debba ritenere fortunata se il mio numero di telefono non sia stato scritto qua e là nei cessi dei principali Autogrill d’Italia, così, tanto per avere qualche contatto in più.
    Se devi loro la vita, allora, magari, si ricordano di te.
    Però io, purtroppo o per fortuna, non ho rapporti con nessuna persona corrotta che conti davvero per trovarmi almeno uno straccio di posto in cui fare fotocopie e portare il caffé ai superiori di turno.
    E infine, per ritornare al tema delle domande che ci fanno venire l’orticaria non appena ci vengono poste, c’è “allora, hai trovato qualcosa”?
    Sono di nuovo 10 mesi che sono disoccupata e prima di questi 10 mesi il lavoro ce l’ho avuto per un po’ perchè me lo sono creato, perchè ero disoccupata ormai da un anno.
    E’ il caso che la gente mi faccia ancora questa domanda? Io, per decenza, eviterei.
    Ma cosa ne sanno gli altri di come funziona il mondo del non-lavoro….

  4. Mi ritrovo nella situazione essendo disoccupata da diversi mesi.. Ed avendo avuto mio padre .. Uomo dalle mille promesse ma che poi non ne mantiene neppure una..
    “Non preoccuparti o ti faccio entrare a lavorare nella mia ditta o sento uno dei miei amici /colleghi/ clienti e sicuramente ti trovo un posto”
    Sisi certo , come no…
    Alla fine il lavoro me lo sono sempre trovata da solo.. Avessi aspettato lui a quest’ora ero una morte di fame che viveva sotto a un ponte.
    W l’incoerenza!!!

  5. Sara aggiungo ancora una considerazione che chi ha il contratto a tempo indeterminato da sempre e in questa palude non ci è mai finito continua a fare, ovvero “se non trovi lavoro è perchè non lo cerchi e non hai voglia di lavorare”.
    Quando lo sento dire, anche se non rivolto a me,o magari sì, ma indirettamente, mi incazzo da morire!!!!!!!!!
    E’ vero che di lavativi in giro ce ne sono, ma generalizzare così quando molte persone non vengono nemmeno considerate per un colloquio, è quanto di più scorretto e misero ci sia.

    • Ma che siano persone non solo fisiologicamente ma culturalmente da mente ristretta si sapeva già da tempo.. a Me fanno solo pena, ormai, e la trovo una cosa buona. Non hanno il potere di farmi sentire inferiore o lavativa, non glielo permetti quando ciò che ci distingue sono le conoscenze, quanto loro sono immanicati o semplicemente il caso che ha regalato a loro un posto stabile.

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