L’app della felicità

In questi giorni pensavo a queste nuove “app dell’incontro” che ci vengono sparate negli occhi da qualche tempo, sui social principalmente, ma visto che anche giornali e tg non hanno molto di cui parlare, pure lì ce le ritroviamo.

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Contornate e “nascoste” da storielle assurde, come quelle di tizio che affigge (e ci affligge) i muri della città di cartelli in una grammatica improbabile che recitano “ci siamo incontrati il giorno XX, io sono quello che col motorino rosso ti ha quasi stirata, mi sono innamorato di te, voglio sposarti”.

Illustrate da foto e mini-video in cui un ganzissimo lui e una giovanissima (e fighissima) lei si incontrano per strada, si occhieggiano selvaggiamente, capiscono di essere fatti l’uno per l’altra… si iscrivono alla app, si ritrovano e capiscono di essere DAVVERO fatti l’uno per l’altra. E via, di bambini da catalogo dell’Ikea.

Vedete, pur lavorando con i social (e forse proprio a ragione di questo riesco a mantenere uno sguardo lucido.. con tutte quelle che vedo!), io vengo da un’epoca (lontana, lontanissima) che ha visto nascere le prime chat room. E poi le ha viste crescere, diventare “social”. E poi le ha viste trasformarsi in covi di repressi, disagiati sociali, amanti della pesca a strascico e di Quark (tutto il mondo basta che respira) che si nascondono dietro a false identità e storielle da romanzetto rosa per non confessare la propria incurabile incapacità di avere una relazione reale (e realistica) con gli altri.

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Sono anche quella che, se trovasse sua figlia a scambiarsi snapchat soft-porno con diosachi, probabilmente la annegherebbe in vasca da bagno, con buona pace dei benpensanti e di quelli che “la violenza no”.

Sono una bacchettona, probabilmente, si, ma so ancora distinguere fra la fantasia e la realtà, IO. E  visto il pubblico a cui si rivolgono queste “genialate” e visto l’alto tasso di disperazione su cui si poggiano e che sfruttano queste ideone, potete ben capire perché mi fanno incazzare.

Alla stessa maniera in cui mi fanno incazzare le richieste di iscrizione a pagamento sul profilo Premium nei vari network di ricerca lavoro, che passano il concetto di: “se paghi, i recruiter ti vedranno, e troverai subito lavoro”, per intenderci.

Il meccanismo psicologico, non so se ve ne rendete conto, è lo stesso: gioca sulle insicurezze, sulla disperazione, sul bisogno e sulla disperazione (l’ho già detta? È perché ce n’è tanta), ci fanno leva, ci marciano e ci mangiano sopra.

(voglio farvi ridere, fra l’altro: qualche tempo fa ricevo una mail su questo account, di un promoter di una “nuova piattaforma per invio cv e ricerca di lavoro”, completamente diversa da quelle che io ho denigrato nei miei numerosi articoli. Il tipo me l’ha proprio rinfacciato, dicendomi che invece il suo prodotto era nuovo e diverso, e che avrei dovuto provarlo.. ahaha si, certo. E gli elefanti rosa volano. Ne ho giusto visto passare uno fuori da casa mia…)

M a comunque, torniamo ai nostri due futuri amanti ancora inconsapevoli, che si incontrano al semaforo (lui che quasi stira lei, lei che probabilmente gli tira dietro una carrettata di santi con relative aureole), li vedete con gli occhi della mente? Vedete che lui è un senza palle, che invece di fermarsi e scusarsi scappa via dalla quasi scena del delitto piantando la sua futura dolce metà in gravi ambasce e con la bava alla bocca?

Ecco. Vedetelo.

Vedete lei che si ripromette: si te pijo te corco? Ecco. Vedetela pure lei, vedetela bene (carogna sulla spalla, camminata da t-rex  e tutto quanto).

Li vedete tutti e due che, si fa sera, prendono il loro smartophonino ed entrano nel LA APP, si cercano, forse non si cercano ma si trovano.  Lui chiede timidamente scusa (ero abbagliato dalla tua bellezza, ho mangiato una manciata di moscerini tanto che avevo la bocca aperta) le che chiosa (ma nooo ma dai.. ke kosa dici…dvvr?) lui che giura e spergiura si, non sono riuscito a mangiare il terzo panzerotto oggi a pranzo, pensavo a te. E così via di smancerie 3.0

Alla fine lei decide di mettere da parte l’astio e minimizzare l’accaduto. In fondo, lui non l’ha stirata. Si è scusato. Non ha mangiato il terzo panzerotto che diamine!

Si incontrano, si sposano. Catalogo Ikea.

Il lieto fine, gente mia, il lieto fine a portata di app.

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Una app per il lieto fine, oddio il solo pensiero mi fa girare la testa: una app con dei superpoteri del genere… e la sprechiamo per trovare uno (o una) da bombarci? Ma per l’amor diddio un po’ di prospettiva!

Una app del genere bisogna utilizzarla per trovare il vero e unico lieto fine che esiste per ciascuno di noi… trovare il lavoro ideale. Quell’unico, inimitabile, eterno lavoro che fa per noi.

Solo per noi.

E per cui solo noi facciamo.

Ma ve lo immaginate? Con gli occhi della mente, lo vedete?

Voi che camminate davanti a un portone, vibra lo smartophonino. Oddio, ci siamo, è lui, è quello giusto, lo so. Il messaggio è chiaro: il lavoro dei tuoi sogni è proprio qui, e cerca TE! (e senza Maria de Filippi).

In azienda, da qualche parte, dietro fumose cortine e rassegne stampa mai lette, al big boss squilla il supermegacellu-coso. Segretaria che accorre per sbloccarlo. Il messaggio è chiaro: il tuo faccione ben ripulito campeggia sullo schermo, il tuo cv brilla e canta le tue lodi con la suadente voce di Mariah Carey dei tempi d’oro.

Non possono ignorarti. Sei tu, sei “quello perfetto che stavano cercando”.

Vi incontrate, ti assumono, in due anni fai carriera e niente, ti sistemi per la vita. Allora si che arrivano tutte le belle donne che vuoi, e soldi a palate. Allora si che trovi il ragazzo giusto e fai una valangata di figli (= catalogo dell’Ikea) e nessuno ti dice niente, perché tu sei quella perfetta e che importa se ogni anno ti fai 9 mesi di maternità e poi ricominci.. sei TU quella perfetta per quel lavoro.

Ti hanno presa, e non vi lascerete mai….

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Oddio, che sogno. Non sarebbe bellissimo?

E tutto alla luce del sole!

Voglio dire: non servirebbe nemmeno più avere papà ministro, passare per quella noiosa trafila di telefonate e scambio di “piacerini” di Rolex d’oro che passano di mano…

Una app e tac! Il lavoro dei tuoi sogni, il sogno del tuo lavoro.

Dio sono un genio. Vado a brevettarla.

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2 thoughts on “L’app della felicità

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