Il mestiere delle Armi

Aprire la partita IVA di questi tempi è un po’ come praticare “il mestiere delle armi” nel medioevo.

Ci pensavo l’altro giorno: il sangue che scorre a fiumi, vedove e orfani lasciati in mezzo alla strada… va ben, vabene, forse sto un po’ esagerando, però davvero: aprire la partita IVA nei tempi odierni è un mestiere da duri.

Da “quelli che non devono chiedere mai” (tranne che poi gli viene chiesto, e tanto, oppure tranne quanddo devono chiedere e richiedere e richiedere e richiedere  ad libitum dove sono i pagamenti “promessi” e mai liquidati dai clienti, ad esempio…).

Ci vuole del coraggio, insomma, e forse anche un buon grado di incoscienza.

equlibrio

Come dice il Vasco: “è tutto un equilibrio sopra la follia”.

Bisogna stare li a fare i calcoli della serva, capire entrate e uscite e i netti con lo scorporo delle tasse, e poi avere la consapevolezza che, fino a che non ci arrivano le DDR da compilare e poi i modelli F24 da andare a pagare non sapremo MAI veramente quanti soldi di tasse andremo a pagare. Dipende da troppe variabili: anticipi, ritenute e accantonamenti già versati, aliquote fisse o volatili (inutile ormai chiamarle variabili.. le variabili dipendono da una variazione, queste aliquote ormai “volano”, in alto, libere come uccelli di bosco, dipendendo solo dal capriccio di chi è al comando al momento), costi e varie che si riescono a detrarre.

Insomma: uno apre la partita Iva, e comincia il mestiere della guerra. Quello che ti fa sporcare le mani, sudare sotto le ascella dalla fifa (o, a tratti, pure dall’esaltazione h, non dico che non ci siano anche i momenti in cui il pensiero di essere “padroni di noi stessi” non dia alla testa!), quello che non ti fa dormire la notte come se fossi accampato nei boschi, e non sapessi da che parte arriverà l’attacco dai nemici che ti assediano (sarà l’IMU, l’IUC, o qualche altra tassa sui servizi che si inventeranno da qui al prossimo semestre? Sarà l’obbligo del POS anche se non ho un negozio o quello della PEC ?).

Giovanni-secondo-Ermanno-Olmi

È il mestiere che ti costringe a stare lontano da casa, per forse non tornarci mai più, per giorni, mesi, anni, quello che ti costringe in esilio e ti spoglia di ogni avere, di ogni dignità persino, se sei fatto prigioniero dal “nemico”.

È il mestiere che ti cambia le prospettive, e poi non sei più lo stesso, e quello che ti insegna frugalità ed essenzialità, ma anche inflessibilità. E a tirar giù i santi, si, tutti quanti, ogni giorno.

Ma è anche quello che, a campagna vinta, con la prospettiva di tornare a riposare le stanche ossa a casa, ti lascia il senso di esaltazione ed euforia più puro di tutti: quello di aver combattuto, cavalcato “la bestia”, e di esserne uscito vincitore, contando solo sulle tue forze, combattendo a mani nude, e, perdio, ce l’ho fatta!

Fino a che non arriva un altro nemico, un altro usurpatore dei diritti umani, un altro mulino o un’altra bestia da sconfiggere.

Fino ad allora, sei eroe del tuo tempo.

mestiere-delle-armi

Ps. Per chi non lo avesse vito, consiglio “Il mestiere delle armi, film di Olmi di ormai qualche annetto fa, ma sempre “attuale” nei suoi temi. Di una crudezza lacerante ma che si presta bene a farci pensare, in tono autocritico, alla nostra “situazion2”.

Cit. preferita: “è il denaro che fa la guerra”

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