I 5 tipi di ansia che ha il disoccupato

Il disoccupato, diciamocelo, è un tipo ansiogeno.

E anche se non lo è, poveraccio, lo diventa in fretta. Tanta è infatti l’incertezza del futuro che non può sottrarsi in alcun modo alla sindrome di “disoccupazione ansiogena” che colpisce con durezza soprattutto la sua categoria.

Non dico che gli “altri”, quelli che dall’alto del loro introito mensile sicuro osservano la quotidiana disoccupazione commentando “Devi stare tranquillo prima o poi ti sistemerai”(come già nonne e zie ansiogene facevano nei bei tempi in cui il “problema” era che non ti eri ancora sposato/a) oppure che crollano le spalle davanti alle tue ansie dicendo che “i problemi ce li abbiamo tutti”, non abbiano le loro ansie.

Sto dicendo che noi poveracci disoccupati nelle ansie dell’era post-occupazionale ci ritroviamo dentro come nelle sabbie mobili: infide, e pronte a non lasciarci andare. Mai più.

Si perchè dubito proprio che chi abbia provato a vivere costantemente con una di queste ansie, una volta “fuori”, o una volta raggiunto un minimo di stabilità che gli permetta non tanto di darsi alla bella vita quanto a tirare il fiato, cadrà mai nella tentazione di darsi effettivamente alla bella vita, o tirare il fiato. Anzi, ho come il sospetto che, come io mi sono disabituata a togliermi certi sfizi senza neanche pensarci, a contare ogni centesimo, a pianificare in maniera ossessiva spese e impegni pecuniari, tutti quanti abbiamo imparato piuttosto a convivere con “la sindrome” e a trasformarci in formichine invece che in cicale: a mettere via per sicurezza piuttosto che a spendere.

Alla faccia dell’economia che ristagna.

Si perchè andiamo: con che coraggio una persona che si è tormentata ossessivamente per mesi, anni addirittura, con queste ansie, e si è ritrovata a farci i conti dall’oggi al domani senza poterlo prevedere, o senza potercisi preparare, tornerà mai ad avere talmente tanta fiducia nel futuro da… fregarsene?

No no, sono convinta che la maggior parte di noi si siano trasformati in moderni Paperon de Paperoni, con però solo pochi spiccioli nel forziere.

Paperone

Ma vediamo queste ansie patogene del disoccupato, che spesso “ama” collezionarne di diverse, non pago di accontentarsi di una o due ma puntando all’en plein come se si vincesse un pasto gratis ogni due alla Caritas, quali e quante sono?

1. Ansia da “oddio e adesso dove lo trovo un lavoro”

Vabeh, giocoforza, è la più classica di tutte e quella da cui nascono tutte le altre. La prima che ti coglie, con la fase critica nei primi mesi in cui ti colpisce la disoccupazione.

Poi passa, e il disoccupato si “dimentica” che st acercando lavoro ma non sa dove trovarlo. E passa alle altre ansie.

2. Ansia da “oddio come faccio a pagare la rata del mutuo/affitto/macchina/asilo/___”

la Grande Ansia, quella che ruota sotto il piccolo grande Problema con la P maiuscola: i soldi. I soldi diventano un’ossessione, e chi ti dice di non esserne ossessionato è perchè bene o male ne ha. Per pagare le pendenze fiscali i vizi e gli stravizi così come le necessità di ogni giorno, ne ha.

Io ho deciso che non ascolto più le persone così. Quelle che ti dicono “ma si, sono i tempi di adesso, ce n’è di meno per tutti”. Ho deciso che appena sento una str..ata del genere mi giro e me ne vado a fare qualcosa di più utile. Ma senza nemmeno chiedere scusa eh.

Tanto capra io capra tu, che mi tenti di rifilare queste scontatezze.

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3. Ansia da “oddio cosa metto in tavola domani per me e i miei figli/marito/gatto/___”

Corollario di quello appena sopra: una volta appagate le necessità primarie di mantenersi una casa, un tetto sopra la testa, e un minimo di vita dignitosa per sè e la famiglia, scatta (o si appaia) il problema del sostentamento fisico: il mangiare.

Quest’ansia non ci abbandonerà mai per tutto il percorso della disoccupazione, ma neanche dopo: se tanto mi dà tanto saremo, da vecchi, come i nostri nonni che hanno vissuto la guerra. Avremo sempre fame, finchè ce ne sarà.

4. Ansia da “oddio sembro un/a barbone/a: si accorgeranno che sono secoli che non mi compro qualcosa di nuovo?”

Questa tipologia di ansia non colpisce tutti (per fortuna c’è anche chi a un bello strato di pelo sullo stomaco e ha il coraggio di infischiarsene alla grande dell giudizio altrui) ma è forse la tipologia più insidiosa: chi ne soffre comincia a mettersi in dubbio dall’esteriore, per poi scavare fino ad arrivare a distruggere il proprio interiore. Il tutto per nulla, per la pura apparenza, per soddisfare le leggi del consumismo che ci vorrebbero veder fare un cambio armadio completo a ogni stagione (magari anche due) per apparire “di successo”, “al passo coi tempi”, “sul pezzo”, etc.

5. Ansia da “oddio, non c’è limite al peggio: che altro mi succederà?”

Questa ansia colpisce non fa prigionieri, ti prende e ti colora di nero il futuro, e anche il presente, e non lascia scampo. Cominci a entrare in un loop di disperazione e umor nero, in cui ti chiedi ossessivamente “cosa ho fatto di male per meritare questo” e “ma perchè capitano tutte a me”, “non c’è limite al peggio” e altre amenità varie.

Si manifesta con vittimismo a mille, e ansia per il futuro che, per noi, non può che riservare cose peggiori di quelle che ci ha servito il passato e che viviamo nel presente.

Certo, ogni piccola sconfitta, ogni contrattempo, ogni maledetto guaio che ci capita diventa una catastrofe, non tanto perchè amiamo piangerci addosso, ma perchè con le risorse ridotte all’osso di cui disponiamo (soldi, pazienza, ottimismo, etc.) non riusciamo, semplicemente NON RIUSCIAMO a farci fronte. O a tirarcene fuori.

Ogni ondata avversa ci sommerge, con il rischio di non riuscire a emergere più.

E no, non ci sono risposte a quelle domande (cosa ho fatto di male, ma perchè a me). E questa è forse la cosa che più ci spaventa: nessun salvagente lanciato in quelle acque nere, non dico a salvarci, ma nemmeno a tenerci a galla.

capitano-tutte-a-me

E voi, esponenti e amici della “Lega AnsIatica”(come la chiamo io) cosa mi dite? Familiari con questi tipi di ansie o me ne sono (tristemente) dimenticata qualcuna?

8 thoughts on “I 5 tipi di ansia che ha il disoccupato

  1. Ti sbagli, sai, quando troverai un altro lavoro stabile e ti “sistemerai”, nel giro di pochi mesi i ricordi della vita precedente sbiadiranno e ricomincerai a sbuffare perché è lunedì, perché devi stare alla scrivania ancora 4 ore prima di uscire…proprio come tutti gli altri. E’ la natura umana, ci si adatta in fretta alle nuove situazioni, quando sono migliorative, e i ricordi brutti si “rimuovono”.
    Sull’ansia “sembro un barbone”, voglio spezzare una lancia per chi ne soffre, chi fa un certo tipo di lavoro (soprattutto quando lo cerca), deve fare una certa impressione e quindi presentarsi in un certo modo.
    Sul “chissà perché capitano tutti a me”, è noto che credere alla sfiga porta sfortuna, quindi bisogna cercare di isolare questi pensieri il più possibile.
    Un bacio, e in bocca al lupo.

    • sai che credo che in parte tu abbia ragione? (anche se mi riservo di arrivare alla “trovatura” del lavoro fisso e a trasformarmi nel più odiato dei lavoratori fissi, quello che si lamenta della sveglia e degli straordinari non pagati, prima di darti ragione completamente)
      Hai invece assolutamente ragione sulla “sindrome da barbone”, purtroppo è una amara e triste realtà il fatto che ora più che mai questa società si basi sull’apparenza, a volte anche troppo stereotipata (il fatto che non giri in tailleur da business woman patinata non significa che non sia pulita, profumata, competente ..ma ahimè, una partita persa).
      E si, anche sul “capitano tutte a me” ti do ragione. a a parte che non lo so, perchè capitano tutte a me, ma non credo nemmeno che ci sia un’entità suprema (la sfiga) che si accanisce contro di me.. semplicemente capita, e pazienza.
      un abbraccio e grazie!!

  2. Mi permetto di dissentire: io ho trovato lavoro (ti rendi conto???). Per carità, sono ancora in prova e il posto è della serie “troppo bello per essere vero”, perché sono stata traumatizzata dai precedenti. Mi aggiro disinvolta ma guardinga, misurando le parole, badando di dare la stessa attenzione a tutti, di parlare ma di non dire (mi spiego??). Io non mi lamenterò MAI di lavorare, perché solo io lo so quanto ho sofferto quando non lo avevo (beh, anche tu), per quanto tempo sono stata usata come un tovagliolo da gente troppo stolta per credere in me, al punto di vedermi come una minaccia. Oddio, le bugie, le pugnalate alle spalle, le vendette da terza media…qui non è così e ci tengo, davvero moltissimo. La mattina mi alzo e ci vado, punto. Testa bassa e via andare, che questa situazione di m…non ha nulla di normale. Se uno si adagia, appoggiandosi ai comportamenti “umani normali” è FINITO. Certo, se ha sempre avuto il qu al calduccio e non ha mai combattuto per un posto, sarebbe meglio trovare un buon posticino per nascondere sé stesso e la sua manifesta incompetenza. Il lavoro era un diritto, adesso è un ibrido tra una botta di culo e un lusso. Chi se ne lamenta, soprattutto senza un vero motivo del tipo “devo svegliarmi presto” mi fa enormemente pena. Hai perfettamente ragione quando dici che le abitudini atte a fare economia non si perdono…e per fortuna!! Perché si cresce così, IMPARANDO e facendo tesoro di quel poco che trovi sulla tua strada. A volte sembra che siamo davvero solo io, te, Kate Moss e Calissano.

    • Ho le lacrime cara amica, ma lavrime davvero. Primo per la felicita’ per te (uno su mille ce la fa e per fortuna perche senno dovrei proprio disperare, invece tu mi riempi di speranza! – e non dico altro perche con tutto quello che ho/abbiamo passato oltre che ansiogena sono diventata scaramantica a mille).
      E secondo per quel “io, te, Kate Moss e Calissano” ahaha sei epica!
      Mi raccomando tieni duro (contro la tentazione di normalizzarti) e goditela (questa chimera di posto di lavoro)!!
      Baci🙂

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