La storia di Uno Stagista e di Una Checercadilavorare Manoncelafa

uno-stagista

 

Questa riflessione (semiseria solo nell’affibbiare nomi fittizi a quelli che potrebbero essere – anzi SONO – i prototipi di ciascuno di noi) nasce da recenti esperienze, mie e di alcuni cari amici disoccupati, conosciuti durante la mia gavetta nel magico mondo della disoccupazione. Gavetta che, per come stanno le cose, temo non finirà mai.

Per quanto le situazioni possano sembrare esasperate, lo sono forse nella forma, ma di certo non nella sostanza, e questo lo potete testimoniare anche voi, che sicuramente almeno 1 volta nella vita vi siete sentiti recitare le tipiche frasi che si dicono a chi è in cerca di un lavoro (oltre a “le faremo sapere”):

“Mi dispiace ma…” (iniziano tutti con un bel mi dispiace lavacoscienza)

  1. Per questo lavoro non ho budget, (e se c’è l’ho sono quei quattro soldi che ti faccio il favore di darti)
  2. Per questo lavoro non ho posizioni aperte in azienda = non ti posso assumere, nemmeno con un contratto a progetto
  3. Si, tu hai fatto un ottimo lavoro Una (di nome) Checercadilavorare (di cognome), ma non possiamo rinnovarti l’ennesima collaborazione occasionale dopo più di (tot) mesi (persino noi ci arriviamo a capire che la definizione “occasionale” non ti si può più affibbiare)
  4. Assumerti mi costerebbe troppo in contributi da versarti, questa azienda non si può assumere anche questo costo, ci arrangeremo con i dipendenti che abbiamo (e faremo fare loro lavori che non li competono, oppure forniremo un servizio da schifo ma tanto i clienti capiranno: sono nella stessa situazione, dobbiamo tirare tutti la cinghia, e in fondo in fondo, nemmeno a noi ce ne frega più di tanto.)
  5. Ci arrangeremo con i dipendenti che abbiamo, tanto in settimana ci arriva Uno Stagista che ci aiuta (il salvatore della patria, anzi dell’azienda in difficoltà).

Di solito, chi ti fa questo discorso è pagato per farlo. Ovvero è un dipendente assunto a tempo indeterminato illo tempore, eoni ed eoni fa, da quella azienda, che:

  1. Non capisce la tua situazione perché non ci si è mai trovato
  2. Pensa che le difficoltà in cui versa l’azienda e di cui si fa scudo per dirti che non ti assumerà non lo toccheranno minimamente, lui e il suo posto fisso.

Il più delle volte, ha ragione.

Le difficoltà valgono solo per noi disoccupati, come scudo o giustificazione dietro cui andare a pararsi.

Finora, però, ho sentito dire solo “poveri stagisti”. E la cosa mi fa incazzare.

Badate bene, non è che Uno Stagista non sia un poveraccio tanto quanto me, Una Disoccupata alias Una Checercadilavorare, anzi: nuotiamo nella stessa m..marea, abbiamo a che fare con gli stessi interlocutori, ci affibbiano gli stessi lavori (non ditemi di no perché state dicendo una cazzata) e ci pagano pure la stessa miseria, ma… Uno Stagista ha un paio di marce in più. Quali?

FencesitterPrimo fra tutti può fingere davvero di non avere certe capacità e di volersele coltivare, di voler imparare cose nuove e bla bla. Non si sentirà sminuito nelle proprie competenze e non vedrà come buttati nel cesso le manciate di anni passate inutilmente ad accumulare esperienze con cui in ogni caso non potrà rivendersi sul mercato del lavoro.

E in secondo luogo, cosa più importante: l’azienda guarda al portafoglio, e Uno Stagista “costa” effettivamente di meno.

Ebbene si: Uno Stagista se la passa anche bene a conti fatti, grazie alla legislazione italiana che regola il mercato del lavoro! Il compenso che gli viene versato, netto, arriva nelle tasche sue ed è finita lì. Basso si, e non commisurato a quello che poi si ritrova a fare – ovvero il lavoro che dovrebbe svolgere una risorsa umana completamente formata ma che però non si può o non si vuole assumere – ma pur sempre esentasse, esente dichiarazioni varie, esente da iscrizione alla Gestione Separata INPS e ai relativi importi contributivi, esente dalla (diolastramaledica) apertura di partita IVA e relativo regime contributivo strozza cristiani. Anzi all’azienda danno pure degli incentivi per farlo lavorare, cioè… vegnono pagati per dargli un lavoro!

Non ci sono limiti a quanti “stage” può accettare uno stagista, non ci sono limiti di tempo, e se ci sono possono essere facilmente mascherati, così come le descrizioni delle mansioni e del percorso formativo possono essere abilmente reinterpretate in infiniti modi, tutti volti a dichiarare “ehi, gli sto insegnando un lavoro e lo sto arricchendo” invece che “ehi, lo sto facendo sgobbare come un mulo su mansioni da risorsa umana fatta e finita e MI sto arricchendo”.

Eddai come fai a non preferire il caro vecchio Uno Stagista?

Quanto alla nostra amica Una Checercadilavorare, il suo passato è nero come l’onta che subisce ogni giorno, e nemmeno il suo futuro è tanto roseo: è passata da un lavoro sicuro e retribuito con tutti i contro crismi ad una situazione di “flessibilità” che non le dà alcuna garanzia, nemmeno il pane in tavola oggi. Figuriamoci domani.

sit-on-the-fenceÈ una precaria, che di mese in mese si è fatta, casse integrazioni, mobilità, indennità di disoccupazione (che poi è finita e su cui ha dovuto o dovrà pagare tasse), è in cerca di lavoro ma ne trova solo di saltuari e “occasionali”, e dopo un po’ li deve mollare perché non trova aziende disposte ad accollarsi i suoi “costi”, a corrisponderle quanto per legge dovrebbe esserle corrisposto (contributi e varie, oltre ad  uno stipendio commisurato a capacità e mansioni svolte). Lei deve continuare ad accollarsi “costi” come tasse e contribuzioni varie (dall’Irpef a parte dei della Gestione Separata INPS – se supera una certa soglia annuale di compensi – o i costi della Partita Iva) oltre al costo della vita giornaliero che nessuno la aiuta a pagare e su cui nessuno le fa credito.

Deve lavorare attrezzandosi di tasca sua,  ed ha poco o nullo margine di contrattazione in sede di discussioni contrattuali: il più delle volte si sente rispondere “se ti va bene è così, dopotutto anche questi pochi spiccioli sono meglio di niente no?” come se stesse facendo quella dalle pretese milionarie.

Qualche volta si sente dire che bisogna ridurre anche quegli spiccioli perché si rende necessario versarle contributi “che poi vanno a vantaggio suo” (e che quindi vanno detratti dal suo compenso netto già risicatissimo). Come se i contributi avesse insistito lei per versarli, cascasse il mondo, cacchio.

Come se a ciascun dipendente fisso l’azienda fosse andata a dire: caro mio, tu mi costi troppo di contributi, adesso ti riduco un po’ lo stipendio di base perché in fondo li sto versando a vantaggio tuo. Magari lo facessero! Qualcuno comincerebbe a capire cosa si prova a stare da questa parte della barricata!

E infine, ultimo ma non ultimo, la nostra precaria amica Una Checercadilavorare Manoncelafa (il secondo cognome è preso da questo matrimonio che non s’aveva da fare con la disoccupazione), si deve arrendere all’evidenza che tutto sommato e prima o poi a lei l’azienda tornerà a preferire Uno Stagista, che gli costa di meno.

Meglio ancora se Uno Uomo Stagista (che queste donne sono lagnose e pretendono la luna ohi!)

E io che posso dirvi se non che a 35 anni suonati sto seriamente considerando l’idea di presentarmi sul mercato del lavoro senza passato e senza  capacità (colta da amnesia retrograda postraumatica? Rapita dagli alieni e appena riconsegnata?), ma soprattutto senza dignità e con l’unica velleità di accettare solamente contratti da stagista?

Ebbene si, oramai sogno di essere Una Stagista.

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17 thoughts on “La storia di Uno Stagista e di Una Checercadilavorare Manoncelafa

  1. Sembri dimenticare però che allo stagista si richiede un’unica, ma fondamentale caratteristica: essere studenti, o avere terminato gli studi da meno di sei mesi. Quindi, non si può essere stagisti per sempre nemmeno volendo.
    E non è nemmeno vero che i lauti guadagni siano esentasse…di solito succede perché l’azienda li paga come rimborsi spese. Ma a me è successo che pagassero il ricco stipendio di 200 euro al netto dell’IRPEF, e la differenza l’ho recuperata solo in sede di dichiarazione dei redditi, ovviamente perché il reddito dell’anno totale non superava i 5000 euro (ma va’? a botte di 200 euro al mese in effetti la vedo difficile). Poi ci sono direttamente gli stage non retribuiti, così non ci si sbaglia.

    • Io vorrei tanto che fosse come dici tu il “limite” degli stagisti che hanno terminato la scuola da non più di tot mesi… Ma continuo a vederne di ogni in azienda e mi chiedo come si fa. Non mi sembra che sia rispettato questo limite, che come giustamente dici tu dovrebbe essere sacrosanto. E poi forse ci si può riciclare come stagisti anche alla fine di un qualsiasi corso para-professionale di quelli che ormai ti vendono a ogni angolo. Ecco, questo spiegherebbe il perché di tanti stagisti che vedo nelle aziende che fanno difficoltà a me…
      😦

      • Il limite c’è per forza, nello stage l’INAIL la paga la scuola, e ovviamente non è disposta a farlo all’infinito…ma è vero che la maggior parte dei corsi e corsetti promuove lo stage post-formazione e accetta di fare da ente promotore.

      • Già, ho visto stage ridicoli costruiti sul nulla. Enti di formazione o “sponsor” che scrivevano le relazioni a fine stage con lo stampino, obbligando gli stagisti a firmarle dichiarando il falso, ovvero. Che avevano seguito un percorso formativo articolato (quando invece avevano svolto il lavoro di una risorsa normale, a volte anche con più ore per non pagare gli straordinari agli altri). Quando ho fatto io lo stage in albergo (uno dei tanti) mi usavano per coprire i turni del personale che si assentava per manifestazioni o scioperi, turni di notte compresi. lo stage era non retribuito e non avevo nemmeno i rimborsi spese, ogni giorno ci mettevo più di un’ora di treno per andare e un’altra per tornare a casa, la notte finivo alle 2-3 di notte e dovevo chiedere se perfavore mi “prestavano” una stanza perché non avevo più treni. In stage… Ripeto, in stage.
        Poi una non si deve sdegnare.. 😦

    • E poi comunque hai ragione: per “esentasse” io generalizzavo escludendo il peso (che arriva anche al 60% del guadagnato) delle tasse e balzelli che deve pagare chi apre partita iva. Sicuro è che nessuno te lo dice, ma anche quando stai sotto la soglia dei 5000 in fase dichiarazione dei redditi devi comunque versare la tua bella scommetta di Irpef e contributi regionali e comunali, per il “piacere di respirare in quest’area”, diciamo. E quelli sono di tasca tua, ma sono gli unici, e sono meno che tutto il resto (28,72% di contributi gestione separata, lo voglio ricordare, per il 2014.. E di certo il compenso netto non viene adeguato superando la Soglia dei 5000 per aiutarci, ripeto, l’azienda cerca anche di rifiutarsi di versare la sua pare di questi contributi, stabilita per legge)

      • Questa differenza non c’è solo con lo stage ma con tutti i contratti da lavoro dipendente…la partita IVA è un capestro se non c’è un giro d’affari e di clienti che la giustifichi veramente, purtroppo per molti è l’unico modo per lavorare, ci si trova costretti a farne un uso improprio (tempo fa lessi anche di segretarie a P.I., ovviamente committente unico).

      • Ovviamente committente unico con monte ore dedicate da dichiarare (se lavori da fuori o da casa) o orario ufficio se lavori in ufficio, e in alcuni caso persino obbligo di esclusiva con contratti dalle cifre irrisorie. Da qualsiasi parte si guardi ci si rimette sempre 😦

  2. Lo stage può essere curriculare (per ottenere crediti scolastici o universitari senza obbligo di retribuzione), di avvio al lavoro (è qui che troviamo il limite dei 18 mesi dopo la laurea/diploma, che ora mi pare abbiano ulteriormente ridotto + retribuzione che dovrebbe essere obbligatoria di minimo 300 euro mensili) e di reinserimento al lavoro (nessun limite di età sulla carta, retribuzione che dovrebbe essere obbligatoria di minimo 300 euro mensili). Il condizionale di queste parentesi è d’obbligo, visto il Paese in cui viviamo.
    Lo stage può durare un massimo di 6 mesi.
    Quando ho iniziato io a collezionare stage (dal 2010 in poi), la retribuzione obbligatoria minima non c’era e neanche queste distinzioni tra “avvio al lavoro” e “reinserimento al lavoro” . Lo stage poteva durare fino a 12 mesi con un aumento della retribuzione mensile dopo i primi 6 mesi che generalmente non avveniva, a parte per i casi più fortunati.
    Ho avuto amici che hanno fatto stage retribuiti a 800 euro mensili a cui sono seguiti o contratti a progetto e poi assunzioni a tempo determinato o indeterminato o, nei casi fortunatissimi, immediate assunzioni a tempo determinato e po indeterminato.
    Vere rarità comunque. Per me miraggi lontanissimi.
    Per accaparrarmi un miserrimo posto da stagista 3+3 (mesi) ho sostenuto colloqui estenuanti, generalmente costituiti da almeno 3 steps a partire dal selezionatore modello base fino ad arrivare alla versione full optional (vari capi area ecc).
    Ho colto il messaggio del tuo post e capisco perfettamente il senso del contenuto, solo vorrei precisare che non sempre lo stagista è così fortunato in fase di selezione.
    Assurdamente anche per stage e tirocini richiedono alcune esperienze pregresse ed è difficilissimo che un povero neolaureato con un curriculum immacolato riesca a ottenere la grazia anche per uno stage.
    Questo perchè, come hai giustamente sottolineato, lo stagista lavora esattamente come una risorsa formata, se non addirittura di più perchè deve dimostrare la sua flessibilità (capacità di flettersi bene per accogliere dei bei pali roventi proprio lì), il suo entusiasmo, la sua capacità di problem solving e la tanto ricercata capacità di sopportare lo stress, soprattutto a ritmi elevati, onde poi coprire il culo dei colleghi/tutor in caso di incompetenza di questi ultimi.
    Ci sono poi tanti altri svantaggi dello stagista, ma non sto ad elencarli, so che li conosci.
    Insomma, lavoratori di qual si voglia sorta, in ogni situazione c’è sempre della bella melma che ci ricopre il viso.
    Alla fine stanno veramente bene solo i politici.
    Buona Serata!!!

    • hai proprio ragione su tutto quanto (e ti ringrazio perchè mi hai fatto fare un sorriso – amaro – al paragrafo pali roventi nel Q, che chissà come secondo me sono un pò la caratteristica che unisce noi giovani/vecchie forze lavoro)! Il mio, da “vecchia” risorsa che con 10 anni di esperienza alle spalle “sogna” di tornare a fare la stagista era molto autoironica. non invidio gli stagisti/apprendisti, così come loro non invidiano noi “freelance” (per abbracciare un pò tutta la categoria dei professionisti senza contratto “fisso”, mettiamola così). ognuno ha il suo tasto dolente, ognuno oggetti di bistrattamenti vari.
      Per esperienza ti dico: nel lontano 2004 (anno di entrata nel mondo del lavoro), ho fatto 3 stage (6 mesi l’uno), nessuno dei quali pagato, nemmeno le spese di trasporto (ed erano 200€al mese fra treno e varie). con l’ultimo sono entrata in sostituzione maternità, ben 2 volte da 12 mesi l’una, infine, tempo determinato e poi indeterminato. che mi sono goduta per poco perchè poi mi hanno licenziata. nel frattempo ho visto entrare in azienda “amici di” che non solo avevano lo stage a 600-800€ma rimborso trasporto e appartamento in residence (lavoravo per una catena alberghiera), oltre ai vari neoassunti sempre “amici di” a cui si sommavano stipendi milionari, vari benefit, la macchina, telefono, pc etc.. mistero della fede: ho combattuto 9 anni per avere la mia posta elettronica NOMINATIVA (invece dei soliti sales@ marketing@ e compagnia bella). unica concessione e riconoscimento alla mia ESISTENZA in azienda.
      così per dire, che la merda la spaliamo da anni, ormai, ma chissà come fa “moda” dire ADESSO che le condizioni sono insostenibili… grazie tante a chi come noi ha continuato a subire per decenni eh…
      io non so più davvero che fare, o che dire, a volte trovo che l’ironia mi aiuti a sfogare in maniera più costruttiva della rabbia cieca e sorda. a volte mi illudo che raccontarvi le mie storie, i miei punti di vista, su quello cche succede, possa aiutare a capire che non si è soli, che non succede solo a me o a te, che non succede solo da ora, che non è colpa nostra.

      tu comunque sei una grande: mente lucida, polso della situazione, conoscenza perfetta dello spietato mondo dello stage… grazie! mi ci vogliono degli interlocutori come te!

      ps. hai dimenticato la celeberrima, onnipresente, decantata e tanto ricercata “voglia di imparare”, che contraddistingue la “gente giovane e dinamica” che tutte le aziende cercano, nei propri colloqui… al prossimo annuncio che leggo vomito, giuro.

  3. Ciao…ma lo sai che mi sono sentita dire TUTTE le motivazioni che hai elencato?? Non so se vergognarmi o esserne fiera (perché ci ho messo anche del mio, diciamo…). Sono stata anche “stagista”, sia in età scolare che alla veneranda età di 29 anni (scopo inizio apprendistato, per intenderci) e sono stata gentilmente invitata ad uscire dall’ azienda un mese prima del compimento dei miei 30 anni, (come se non bastassero già le MIE paranoie sull’età) perché loro poverini non potevano proprio tenermi…non capivano se mi importava o no del posto e poi avevo preso un caffè con una ragazza che “non potevo frequentare, perché mi avrebbe dato un punto di vista alterato”…sai che gli ho risposto? Che normalmente tendo a basare le mie opinioni sulle mie percezioni e non su quelle altrui (credo di essermi scavata la fossa in quel momento, ma cacchio che satisfaction!!), di qualunque natura esse siano (claro, testa di cartone??).
    Volete un robottino da comandare a bacchetta? Andate da un’altra parte…qui ci sono solo capelli biondi, studi scientifici di tipo prettamente maschilista (agraria) e tanta, tanta sindrome premestruale. In questo modo così contorto e forse un po’ logorroico vorrei dire che a volte quei quattro soldi ci “costano” emotivamente di più del loro effettivo valore, perché sminuiscono noi….ed io sarò anche una testa calda, ottimista, un po’ reazionaria e allergica all’autorità costituita (se popolata di idioti), ma questi compromessi non li accetto più. Quando mi sono laureata l’unica cosa che volevo era un posto fisso, ora vorrei solo scappare in un posto dove non prenda il cellulare e coltivare verdure, pur di non vedere più certa gentaglia

    • mia cara amica tu sei proprio come me… sii consapevole che ci aspetta una lunga strada di vita grama e sfanculeggiamenti a gogo perchè il potere costituito E’ tutto maschilista e idiota.. tutto. e una donna (bionda per giunta!! Lo ero anche io, ora sono passata al rosso, cche almeno si veda da subito che testa calda che sono) che rifiuta di chinarsi (a 90 o sotto la scrivania) o addirittura OSA avere un cervello e UTILIZZARLO è da evitare come la peste. molto più comodo e sicuro prendere omini fuffa, sempre pronti a leccare e salire sul carro del vincitore…
      io non cambio… e come vedo neanche tu. consapevoli che avremo sempre una vita dura, ma almeno senza rimpianti: abbiamo fatto quello che abbiamo voluto, per tutta la vita, e questo è motivo d’orgoglio.

      • So che forse suonerà scontato, ma il tuo blog e la tua essenza (perdonami il termine) che ne traspare sono preziosissimi per me, perché mi aiutano a farmi forza, a non demordere e a pensare che domani (cit.) è un altro giorno. Che dire…aspettiamo una botta di culo? Restando in argomento, sto provando coi concorsi…della serie è più probabile 6 al super enalotto!!! Più vado avanti e mi convinco che sono LORO a non essere pronti per NOI. Siamo proprio di un’altra pasta, maledetta educazione all’etica e ancor più maledette letture intelligenti! Ma nel contempo grazie a tutto questo, che mi ha resa l’outsider che sono ed anche a te, perché guardi al di là del tuo naso. Siamo rimasti in pochi.

      • hai proprio ragione (e anche a me conforta di rimando il fatto di confortarti/vi sai? altrimenti questo blog lo avrei già chiuso da un pezzo 😦 )
        hai ragione, siamo rimasti in pochi, ma (cit.) boia chi molla! 😀

  4. Non pensare nemmeno per un secondo di chiuderlo, altrimenti dove potrei sproloquiare e farmi pure un po’ di psicoterappia for free?? Mi viene in mente “Generazione Zero” di J – Ax (aricit.) Siamo io, te, Kate Moss e Callissano. Un abbraccio forte!!

  5. Ragazze, io credo che dovremmo incontrarci per un caffè e non aggiungo altro perchè condivido ogni parola del vostro carteggio.
    Grazie Sara per la risposta al mio intervento sullo stage e dei complimenti!
    A presto!!!!

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