Una disoccupata su Marte

Mi ponevo qualche tempo fa la fatidica “domanda delle domande”. Il “perché di tutti i perché”. L’estremo quesito che mai si solve.

Come fanno i disoccupati (a parte me) ad andare in vacanza.

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E sono ancora qui che me lo chiedo.

E non è più soltanto il dettaglio pecuniario, a incuriosirmi (o il modus operandi, che può variare dal “mi prendo i soldi della disoccupazione E non dichiaro gli introiti del lavoro in nero” al “tanto paga il mio ragazzo/marito/pollo/papy”) quanto la lecita domanda: “ma il disoccupato che va in vacanza, alla faccia di tutto e di tutti, come fa a tacitarsi la coscienza?”

E ancora: ce l’ha, una coscienza?

No, perché io ce l’ho, maledetta me, e non se ne sta zitta un minuto!

Capiamola, poverina, non ha molto altro a cui aggrapparsi: vanificate le pretese di trovare un lavoro sicuro, strapagato, pieno di soddisfazioni, così come le speranze di mettere su casa e famiglia senza strangolarsi di debiti, la mia coscienza non ha molto altro da rinfacciarmi. Se non QUESTO.

Non vorrai mica andare in vacanza, che c’è la fame, non solo nel mondo ma soprattutto sul tuo conto in banca. Non vorrai mica andare in vacanza e ABBANDONARE TUTTO??!

Ok, tutto cosa, mi verrebbe da chiederle.

Quel lavoretto saltuario per cui lavori ufficiosamente 8 ore al giorno per esserne pagata si e no 2? La mansarda di 2 metri per 3 che ad agosto si trasforma in una trappola mortale e che tuttora non ti puoi permettere di mantenere, ma che non hai cuore di lasciare, dopo tanti anni?

Tutto cosa? Il telefono che “prima o poi potrebbe suonare ed è qualche mega multinazionale che mi vuole offrire un posto da megamanager”? si, certo.

Ma parti tranquillamente per l’Aalaska, dico io. Vai, stai serena proprio.

E tuttavia, questi sono esattamente i pensieri che si aggirano per la mia mente disoccupata, per l’ennesimo anno di fila. Il senso di colpa che strisciante si fa strada nei miei pensieri e, già lo so, mi rovinerà anche quei pochi giorni in cui vorrei “staccare la spina”.

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Senso di colpa, vi chiederete: e perché mai? Cosa hai fatto di così male per torturarti con il senso di colpa? Del resto lo stato di disoccupata, sei tu la prima a dirlo, giammai è stato voluto, ma è stato subito, ti è stato imposto, non te lo sei mica… “guadagnato” o “meritato”. Ti è capitato.

Alcuni si beccano le malattie più disparate, a te è toccata la disoccupazione. Anzi, sei anche più fortunata di altri, e quindi?

E quindi, c’è che un pezzo di “cervello della ggente”, quello plasmato dalle convenzioni sociali e dalle “abitudini di prima” (prima della disoccupazione), ancora ce l’hai dentro, da qualche parte, il bastardo, e ti sussurra. Di sentirti in colpa, per questo spasmodico desiderio che hai di fare come tutti, TUTTI QUANTI in questa Italia di esodati che grida alla miseria ma è da giugno che vede partenzine e partenzone verso le assolate coste… mandare a fanculo tutto e PARTIRE. Per andare in vacanza.

Si perché se da un lato il “lavoratore” normodotato, quello che fa le sue brave 8 ore e poi gli casca la penna così come lo stacanovista senza speranza che vive in ufficio, prima o poi ha DIRITTO di andarsene in vacanza per quei 15/30 sudati giorni di ferie comandate, il disoccupato… il disoccupato che diritto ha?

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Non ha diritto al lavoro, figuriamoci alla vacanza.

Vive costantemente “in vacanza”, ma quando è ora di andarci sul serio? Gli atteggiamenti (mentali più che altro) spaziano fra le ampiezze dello spettro della luce visibile e anche invisibile: dalla negazione, al rigetto, allo stato di ansia costante, al pessimismo e fastidio, al desiderio spasmodico, e così via.

E allora come fanno, mi chiedo io, COME fanno gli altri? La ggente, la ggente disoccupata, come fa?

Vorrei davvero tanto saperlo..e una volta saputo vorrei fare come loro. Vorrei fare come la ggente, essere come la ggente.

Si, perché non so se lo sapete, ma sono stanca. Stanca tanto, spossata. Esaurita. Sfinita.

Dal far nulla, così come dal far troppo. Dal pensare troppo. Dall’eterno berciare e dal mai risolvere. Dal continuo rimandare e mai definire. Dal non staccare mai.. dalla disoccupazione.

Sfinita dalla disoccupazione, si, ma anche dal non staccare mai la spina da questa situazione. La disoccupazione, con tutto quel che ne consegue, diventa uno stato mentale oltre che materiale, e non ti molla più, lo abbiamo già ripetuto alla nausea.

Anche se trovi un lavoro, ti senti comunque disoccupato (ti pagano poco, non ti assumono, non hai certezze, ti rinnovano da un mese con l’altro, etc. etc.). Anche se vai in vacanza, non ti senti mai in vacanza, ma anzi ti senti in colpa. Anche se scappi su Marte, stai sempre così.

Una disoccupata su Marte.

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Che continua a tormentarsi con una domanda: ma la ggente, l’altra ggente, come fa?

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11 thoughts on “Una disoccupata su Marte

  1. Leggevo e mi sentivo come se a scrivere fossi stata io.
    Hai ragione, la disoccupazione diventa uno stato mentale, una macchia nella testa che non si toglie nemmeno quando riesci a da vere pochi spiccioli da voler spendere per staccare la spina anche un giorno soltanto. No, impossibile, perché ti senti in colpa, giusto, e vorresti mandare a fanculo il mondo intero e chi ti costringe a vivere in questo stato e… insomma, come fanno gli altri? non lo so, ma cerco di ripetere a me stessa come un mantra: la mia vita è adesso, evitiamo i progetti per il futuro e viviamo pienamente il presente e anche io ho diritto a prendermi qualche giorno di riposo perché io non stacco mail la spina visto che, a differenza dei fortunati lavoratori con regolare contratto di assunzione, io devo cercare ogni giorno di sopravvivere… le mie giornate lavorative e le preoccupazioni non cessano mai.
    Anche io come te sono esausta… dovremmo provare a chiudere il cervello per qualche ora e staccare la spina… vediamo che succede dopo?
    Un abbraccio di completa empatia

    ps.scusa la cascata incontrollata di parole

    • Ma che scuse?! E’ il corollario perfetto a quanto ho scritto, il tuo.. Veramente. Grazie per aver condivido con me e si, mi trovi d’accordo. In queste prossime settimane cercherò, mi impegnerò, mi sforzerò di staccare e chiudere tutto: testa, spine, telefono, pc.. Sperando che funzioni e che un po di pace arrivi. Prima o poi.
      Un abbraccio!

  2. Io in vacanza ci sono andata col ragazzo e in gran parte grazie a lui. Non lo definisco pollo, come spero lui non mi definisca ‘sguattera’, dato che ho lavori saltuari e molto più di tempo di lui per fare lavatrici, cene, pranzi etc. Siamo una coppia che condivide un sentimento, ancor prima di una situazione economica. Ho faticato ad accettare QUESTO. Io che mi sono sempre immaginata indipendente economicamente, soprattutto da un uomo. E voglio esserlo, sia chiaro, non aspetto altro che esserlo… diciamo che sto imparando anche ad ACCETTARE nella vita… ed è difficile, soprattutto se si è persone rigide, intransigenti con gli altri e se stessi, e io lo sono.
    Ho fatto una vacanza di cinque giorni al risparmio (di cui due di pioggia!), ma il mare l’ho visto, mi ci sono abbandonata e mi ha ricaricata e riconciliata un po’ con me stessa. Per me è terapeutico e l’energia che mi trasmette me la tengo come riserva per il lungo inverno da disoccupata che mi aspetta (o forse no, chissà!). Se puoi, parti… anche solo due giorni con una tenda scalcinata! non si riesce mai a staccare veramente nella nostra situazione mentale, ma cambiando un po’ aria capita di esser investiti da degli sprazzi inaspettati di fiducia e serenità OOOMMM :-). Auguri per tutto!

  3. Ciao!
    Per ritrovare il sorriso e un po’ di energie sto guardando in loop SHISH THE WORLD il tormentone dell’estate del nostro Matteo Fonzarelli. Non quello breve, quello già loopato. 25 minuti, più o meno. E in vacanza non ci vado nemmeno io, ho dovuto pagare le tasse. Spendessero almeno questi soldi per un corso di inglese…un abbraccio.
    Simone

  4. intanto scusa perchè più vado a ritroso coi post e più commento. Però che colpa ne ho se leggo adesso?
    Io in vacanza da disoccupata ci sono andata. E me la sono pagata con i soldi del tfr. Dopo mi sono fatta venire un’esaurimento nervoso eh, però alla faccia dei lavoratori quei 6 giorni me li sono popopopopopo goduti (e adesso immagina Alberto Sordi nel film I Vitelloni “lavoratoooriiiiihhh”).

    • Muahahahhahah immagino benissimo!!! E non ti preoccupare, a me fa sempre piacere, anzitutto che tu legga i miei post, e che poi li trovi anche buoni spunti per commentare 🙂

  5. Pingback: Avrei voluto nascere negli anni degli stipendi d’oro | Giovane Carina e Disoccupata

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