Caro DDL, perché non vuoi fare di me una lavoratrice onesta?

Ormai mi conoscete da un po’ di tempo, e sapete che sono una gran pensatrice.

pensatore1

Ci vuol poco, a essere dei gran pensatori, quando si è disoccupati: il tempo, e i gravi pensieri, non mancano mai. Gli spunti in questo caotico mondo ci piovono addosso con precisione ironica. Abbiamo sempre il nostro distorto punto di vista sulla vita, sulla quotidianità, e su tutto il resto, da condividere fra noi (le uniche altre bestie senzienti che possono comprendere i nostri deliri da disoccupati, sono altri disoccupati: per il resto del mondo, è come se parlassimo urdu).

L’altro giorno, ero li che traevo le mie considerazioni sulla mia propria situazione personale, e ad un certo punto mi è caduta addosso una analogia. Vi giuro: mi è caduta addosso come la classica tegola, o il vaso di gerani dei cartoni animati, ce l’avete presente. Mi è caduta in testa e PAF, eccola lì, tutta intera in un unico coccio ai miei piedi.

Stavo pensando questo: la maggior parte di noi disoccupati di lunga data si trova tutta nella stessa situazione, no? Finiti i pochi mesi di sussidi, finita persino la “tenera” comprensione di istituzioni, amici, parenti, emeriti sconosciuti che si permettono di giudicare ogni nostra azione… qualcuno di noi ha trovato qualche lavoretto saltuario. I più fortunati.

I più (e basta) si sono riciclati come potevano. Per la gran parte ora “facciamo” i liberi professionisti.

Liberi si, liberi dal lavoro… ma questo è un altro argomento, che non ho voglia di discutere oggi.

amiche vecchiette

Da liberi professionisti, pochi abbiamo l’occasione, il giusto introito o il coraggio di aprire la partita Iva. La maggior parte tenta di sopravvivere con contratti a progetto dalle retribuzioni ridicole, che permettono di restare al di sotto della soglia di “detection” del Fisco. Ovvero i famosi 5000 euro lordi L’ANNO.

L’ho detto che sono introiti ridicoli.

E tutto ciò va bene, va benissimo alle aziende, no?

Hanno bassa manovalanza e grandi cervelli che lavorano per loro per pochi spiccioli, non hanno nessun obbligo tranne un minimo di contributi a corrispondere in ritenuta d’acconto, ti possono sfruttare per qualche mese fingendo che il contratto a progetto sia veramente relativo a un PROGETTO/progettone di non più di un mese – ahaha certo – e che non sia relativo a attività di ordinaria amministrazione aziendale – ahahaha certo!! Tutti ci credono –e poi ciao: girano la ruota e comprano un altro disperato.

Ok, il prezzo NON è giusto. E nemmeno il trattamento.

Ma onestamente: chi di noi poveri  derelitti riesce a dire di no, a dire veramente di NO?

Nessuno. Ci proviamo tutti, portando a casa quel poco che possiamo per sopravvivere fino all’indomani.

Ed eccola l’analogia che mi ha colpito: non ci facciamo venire in mente nulla? Non quelle povere sfortunate che si innamorano di un uomo – o dell’idea che quell’uomo rappresenta –spesso già occupato, spesso incapace di occuparsi seriamente di loro, che le manda avanti di giorno in giorno con sciocche promesse e qualche moina?

Non ci facciamo venire in mente esattamente quelle stupide che ci credono, giorno dopo giorno, fino al giorno che non beccano una bella pedata nel cu.. e via andare, a cercare il prossimo da adescare?

Non ci facciamo venire in mente le eterne seconde, le Penelope de noantri (quelle che aspettano un Ulisse che non le ha mai sposate, prima di abbandonarle alle orde di P-roci) le brave amanti amorevoli, il sollazzo di poche ore di fuga dalla realtà, prima di tornare alle proprie mogli “vere” e ai propri “doveri coniugali”?

Penelope

E quando chiediamo al nostro datore di lavoro (DDL), perché non ci mette in regola, non ci assume a tempo anche determinato ma con i contributi almeno pagati… non ci facciamo venire in mente quelle povere derelitte che, con voce lagnosa, chiedono ossessivamente: “ma caro: quand’è che farai di me una donna onesta?”

Solitamente, a questa domanda in circa 30 secondi netti il lui di turno evapora e fa perdere le proprie tracce per sempre, ma son dettagli.

A noi non resta che sederci qui, sulla panchina dei disoccupati, e continuare a chiederci quando, oh quando, QUANDO il nostro DDL farà di noi delle lavoratrici oneste??

 

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3 thoughts on “Caro DDL, perché non vuoi fare di me una lavoratrice onesta?

  1. Ciao…ho scoperto da poco il tuo blog e volevo farti i complimenti per esserti messa in gioco, scrivi stupendamente. Io sono come te e tanti altri… 31 anni, laurea in Agraria (che non mettono nemmeno nelle liste dei famosi “siti di ricerca lavoro”, stendiamo un velo pietoso…) e prospettive zero. Al momento (da circa 10 mesi) sono attaccata alla speranza che l’ignorante, cafone e pressapochista che si professa il mio capo decida (per la sua infinità magnanimità e solo e soltanto per questo) di mettermi “in regola”, perché al momento sono in una situazione ai confini della realtà (diciamo che 800 euro me li sogno e che faccio di tutto, dalle pulizie all’amministratore delegato per parecchie ore al giorno…più di 8). Tutti non fanno che dirmi “arriveranno tempi migliori”, “porta pazienza” (minchia che nervi) e il mio preferito “è meglio di niente”…e ragionandoci è così, altrimenti come cazzo li pago i conti? Ma non posso fare a meno di pensare che faccio parte di un sistema corrotto e malato e che in un certo senso, sia pure come inutile pedina, lo stia nutrendo e in qualche modo promuovendo…vorrei poter urlare un NO a pieni polmoni ma non posso permettermelo…sono incastrata qui a farmi vessare da quest’anello mancante tra uomo e scimmia finché non passerà un treno migliore (con la mia sfiga becco sempre sti cavolo di scioperi e dei capi da centro di igiene mentale…).
    Con questo mio incasinato sfogo (sono la regina delle parentesi!) cercavo di ringraziarti per avermi fatto sentire meno sola. Ti sei guadagnata una lettrice accanita, continua così.

    Chiara

    • tu sei un mito (e anche io sono la regina della parentesi come la mettiamo…ci vuole un match per decidere ahaha!). No davvero sei un mito. in primis per i vaffanculo che ancora non hai sprecato anche se avresti meritato di poterlo fare: tanto di cappello, ti capisco e lo so che bisogna stare zitti a volte.. quasi tutte le volte…però che ppalle!!!!
      E poi sei un mito e basta. non un ingranaggio di questo enorme meccanismo di merd.. e nemmeno un numero. non “una di tante”, non “una che non ha il coraggio”, ma una che ha due palle sotto e ogni giorni si alza e va a fare quello cche deve fare, perchè lo deve fare e non c’è altro modo, senza lamentarsi (senza lamentarsi troppo, diciamo, come fanno certi con il culo nel burro, uno stipendio fisso che supera i 1500€ e le vacanze/malattie pagate).
      Ti ringrazio del follow, che per me conta tantissimo, ee ti sono vicina.
      800 me li sogno anche io, così come di poter mandare a quel paese tanta, ma tanta gente.. eppure continuiamo. io ci credo che un giorno, forse, chissà, qualcosa di meglio arriverà.
      anche se continuo ad avere il terrore del peggio, perchè al peggio, non c’è mai fine, e io è proprio qui, ora, cosìì, che l’ho imparato!

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