Bella l’infanzia

Da piccoli si stava con i nonni, i nonni ti crescevano o, se proprio eri fortunato, la mamma era dovuta stare a casa dal lavoro per curarti, era diventata una casalinga disperata, e stavi con lei.

Tutto il giorno, tutti i santi giorni.

bambine-che-giocano

Da piccoli c’erano poche cose da fare, sempre le stesse. Le giornate erano scandite dai piccoli doveri e piaceri quotidiani: giocare, uscire a fare la spesa, il martedì c’era il mercato (dove la mamma ti comprava le patatine fritte mentre passeggiavate), il giovedì il parchetto, poi giocare, pranzo, riposino, sveglia e merenda, giocare, cena, giocare un po’ con il papà che tornava da lavoro, nanna… e dinuovo da capo il giorno dopo.

Da piccoli tutte le cose grandi erano maestose o mostruose, quelle piccole erano insignificanti. La strada era la tua migliore amica, assieme al fango e all’erba con cui giocare, e al tetano cche si ischiaava di prendere ogni due per tre con una sbucciatura del ginocchio, o peggio.

La strada e i cortili erano il nostro regno, i bambini del vicinato la nostra cricca. Ci si suonava il campanello o ci si dava appuntamento tutti all’angolo, e a quella certa ora si arrivava tutti puntuali.

Non c’erano i telefonini ma si era a casa per pranzo e cena sempre in orario, sennò erano botte.

Da piccoli non c’erano ansie. Solo quelle di non prenderle dalla mamma per qualche marachella.

bambini-giocare

Da piccoli tutto ciò che c’era da sapere veniva detto, o cantato, dalla mamma.

Ve la ricordate la filastrocca del battimani? No?

A voi la mamma non cantava mai: “Ero in bottega tichetà che lavoravo tichetà e non pensavo tichetà alla prigione tichetà”?

Ecco, vedete? Già due grosse idee che passano: 1. A una certa età devi essere in bottega a lavorare 2. Alla prigione non ci devi pensare (o si?)

Ma il bello è che poi la canzone continua: “Ma un brutto giorno tichetà la polizia tichetà mi porto via tichetà da casa mia tichetà”..

Aspettate un attimo. Rileggiamo insieme la “filastrocca”.

Ero in bottega – che lavoravo – non pensavo alla prigione – ma arriva la polizia – che mi porta via.

Perché.

Dico io: perché???

Cioè, da piccoli già ci hanno insegnato ad essere evasori fiscali.

Mooolto bene.

Bella l’infanzia. Sapeva un po’ di disoccupazione.. ma più bella.

 

11 thoughts on “Bella l’infanzia

  1. Adoooooro quella filastrocca, con tanto di “batti-mani”😀
    “Ma io furbone tichetà, presi un bastone tichetà, e glielo diedi tichetà sul suo testone tichetà!”😀

  2. Terribili queste filastrocche a rileggerle… Come quell’altra della piccola fornaia che brucia il pane e viene messa in catene. Qualcuno la ricorda?
    -Panettiere è pronto il pane?
    -Sì, ma è un po’ bruciato!
    -Chi è stato?
    E via con la canzoncina: “la povera xy legata alle catene soffre le pene le pene da morir…” Bella roba eh? E questa me la insegnavano all’asilo!:)

  3. “Ma il suo testone tic e tac
    era un melone tic e tac
    e lo mangiai tic e tac
    per colazione tic e tac.”
    Hai ragione… Infanzia stramba.
    Non avevo mai pensato al “testo” della filastrocca da adulto.

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