Un anno vissuto disoccupatamente

compleanno_torta

È quasi venuto il momento, anche per questo blog, di compiere il suo primo anno.

Si, un anno è passato ormai, un anno vissuto pericolosamente, sempre sull’orlo della catastrofe o della crisi, un anno vissuto disoccuptamente.

Beh, in realtà sono disoccupata da ben più di un anno (ma ci ho messo un po’ per trovare il ccoraggio di aprire questo blog, e di scrollarmi di dosso il senso di colpa – per colpe non mie!- e la fastidiosissima e inutile tendenza al vittimismo -così non mia che dovevo per forza abbandonarla da subito!-), ma se ve lo devo proprio dire, ormai ci ho un po’ fatto l’abitudine. Come ad indossare un vestito vecchio, che alla fine anche se non ci piace, non avendo alternative diventa il nostro “preferito”. E diventa pure comodo.

Nella disoccupazione non c’è proprio nulla di comodo, non fraintendetemi, anzi il contrario proprio. Però c’è abitudine, quello si.

L’abitudine è alla base di tutto. Se non fossimo esseri abitudinari, o in grado di abituarsi a tutto, non saremmo sopravvissuti così tanto su questa terra. È una legge naturale.

E così, anche se abbiamo pianto, strepitato, e ci siamo fatti venire le crisi di nervi e le bolle e la scabbia, alla fine ci siamo abituati anche, a questa disoccupazione. Ad alzarci quando vogliamo la mattina senza la fretta e l’urgenza di dover andare da qualche parte, a metterci in coda per farci pubblicamente vilipendere ogni volta che dobbiamo avere a che fare con qualche “servizio al cittadino” o “sportello pubblico” (diamine, ormai ci mettono i piedi in testa persino le vecchie acide che incontriamo alla cassa del supermercato, tanto che ci siamo inteneriti e sintonizzati su quell’altra “frequenza” di vita – quella tranquilla, quella del “tanto non ho altro da fare”- !).

Eh si, ci siamo abituati a tante, tante cose, in questi mesi, in questi anni: a sentirci sbattere in faccia statistiche che per noi non hanno più senso (ma l’hanno mai avuto?), a sentirci prendere per il culo da questa politica e da questo governo, a chinare il capo difronte all’ennesima tassa uscita dal cilindro (molto creativo, lui!) delle autorità che ci controllano, a non vederci rispondere alle mail di invio curriculum o alle telefonate di sollecito, a non andare nemmeno più a cercare sulle varie piattaforme per il recruiting (tanto ci sono solo annunci fasulli e noi ormai li sappiamo riconoscere, così come sappiamo riconoscere le “magnifiche opportunità” di prestare la nostra opera a titolo ESCLUSIVAMENTE gratuito), a vedercene succedere una dietro l’altra senza mai vedere la fine in fondo al tunnel.

Abbiamo anche imparato però tante cose: a distinguere la gente, così come i panni sporchi da lavare, e a separare i bianchi dai colorati (pericolosi e infidi: se finiscono in lavatrice il guaio è assicurato, e noi non vogliamo che il bucato della nostra vita esca multicolor senza senso, o di un grigio slavato che non sa di nulla, no??). Abbiamo imparato che gli amici sono amici fino a che possono cavare sangue da questa rapa, e poi sono solo estranei che hanno sempre qualcos’altro da fare quando li chiami. Abbiamo imparato che non si accettano lavori dagli sconosciuti fino a che non hanno versato il primo acconto del dovuto per la prestazione d’opera e che le “fantastiche opportunità” non accadono nemmeno nel paese dei Balocchi (Pinocchio e l’amico ne sanno qualcosa).

Abbiamo anche imparato, dolorosamente, quanto valiamo: agli occhi del mondo, di questa Italia con il suo mercato del lavoro ormai cadavere putrescente su cui proliferano solo gli insetti necrofagi (bella questa, devo andare a dare dell’insetto necrofago ai miei ex colleghi: dubito che mi capiranno, ma almeno io sarò fiera di non avere dimenticato come portare il dovuto rancore e chiamare le cose con il loro nome), ma soprattutto, abbiamo imparato quanto valiamo per noi stessi.

Si perché se ci guardiamo attorno non c’è rimasto nessun altro a “sopportarci”, sostenerci, ascoltarci, darci una possibilità (o quasi, io sono abbastanza fortunata da avere la mia famiglia, e almeno 1 amico, vicino, che non si è lasciato “spaventare” dalla mia disoccupazione, e lo tengo caro al mio cuore come fosse oro zecchino): se ne sono andati tutti, a correre dietro alle loro vite (giustamente), a tenerseli ben stretti i loro privilegi, a voltarsi dall’altra parte per non sentire la puzza di concime nel loro bel roseto coltivato.

E tuttavia, sapete cosa vi dico? Che non solo mi sono abituata a questa “cosa” (o condizione, o stato, o come diavolo volete chiamarlo), ma mi ci sono anche sistemata ben bene e ora, a guardare le cose in faccia e chiamarle con il loro nome, non posso fare altro che riconoscere che in fondo (tolti gli abissi di sconforto e le difficoltà materiali, le notti di terrore insonne etc.) questa è stata la cosa migliore che potesse capitarmi.

Perché non guardo all’incidente che mi ha lasciata in “coma” per un anno (o per gli 8 precedenti di “lavoro”), ma a quanto è stato bello svegliarsi dopo. Trovare accanto a me solo persone che ci tengono veramente, e con cui vorrò condividere il resto della vita senza recriminazioni, fregature, approfittamenti. Guardarmi dentro e fuori, avere l’opportunità di reinventarmi, perdere tutto ciò che avevo e consideravo importante e scoprire che le cose importanti sono altre.

Reinventarmi, si. È esattamente quello che ho cominciato a fare da che sono rimasta “col culo a terra”, e non avevo altro da inventare se non me stessa. Un nuovo lavoro, una nuova vita.

Le istituzioni lo chiamano “riqualificarsi”, ma secondo me sbagliano alla grande. Non è questione di qualifiche, nessuno ci può insegnare più di quello che già sappiamo, o cose che non vogliamo sapere, e siamo noi i primi maestri di noi stessi. Non è una cosa che viene da fuori, un input che ti danno, una sistematina al carburatore o una stretta a quella vite li e tac d’improvviso torniamo funzionanti e pronti. È una cosa che ti deve nascere dentro, una cosa che ti cambia anche se non vuoi,

E per me a conti fatti è stato come rinascere (dolori del parto, tentativo di strangolamento col cordone ombelicale e tutto il resto) e ora sono una bambina, lo posso dire? Una bambina felice.

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24 thoughts on “Un anno vissuto disoccupatamente

    • grazie Bia.. devo dirti che dopo l’ultimo “battibecco” sulla “inutilità” del bloggare mi sono un po’ seccata, e un po’ anche fatta un sacco di domande. ho un po’ perso la gioia di scrivere su questo blog.. ma ancora tengo duro per quelli come te, che apprezzano.
      speriamo che mi passi questo fastidio… 😉 ma grazie a te del sostegno!

      • è giusto farsi domande, sempre… ma bisogna anche vedere da chi arrivano queste domande, sempre…
        Ad ogni modo fai solo quello che ti fa stare bene, sempre!!!!! me lo stai insegnando anche tu 🙂

  1. grazie per il tuo blog, per le tue parole che sono le stesse che direi io, per la tua ironia, grazie mi sento davvero meno sola e incompresa. Sai è proprio vero che le cose si capiscono quando le vivi sulla tua pelle e chi mi dice “ti capisco, so cosa provi” dall’alto dei loro lavori sicuri lo mando a fare in culo letteralmente. Sono stanca di tutto anche della rabbia che mi porto dentro, delle lacrime che ho imparato a ingoiare. Grazie davvero
    Giada

    • cara Giada ma sono io che devo dire grazie a te: in questo mondo di indifferenza e di persone superficiali, che ti chiedono come stai ma non vogliono sapere la risposta – qualunque sia – e che come sei sei, ma non vai mai bene… grazie a te per le tue parole, che mi confortano tu non sai quanto. La tua stanchezza è la mia, la mia la tua, e non ci sono più parole… anche loro mi si sono un po’ stancate ultimamente.
      però grazie, è una parola che non si stanca mai, per fortuna 😀

  2. sì è vero! e ormai mi sembra evidente che non se ne senta dire spesso. Sai come ho passato la giornata oggi? dai, non indovinerai mai!!…inviando cv!! e leggendo annunci…sai che mi sono rotta pure di tutto questo?..scusa non voglio fare lo sfogatoio, x carità, ma era così per dirlo a qualcuno…tanto le amiche, quelle x cui io ci sto sempre “sehanno dalagnarsidellavorochenonvadellfidanzatorompipalledellecolleghestronzedellanoiaalavoro”e bla bla non ascoltano, fanno finta, non gliene frega una mazza! Beh anche questo fa la disoccupazione spazza via quello che credevi una certezza e lascia solo tanta ipocrisia..
    scusa mi dici come ti chiami? 😉

    • Ma che sfogatoio!? Mi fa sempre piacere che qualcuno voglia confidarsi e sfigurai con me e non sarò certo io a tirar mi indietro.. Ho troppa esperienza di false amiche che hanno fatto così, quando non ho più fatto comodo per fare favori e spalare la m.. 😉
      Mi chiamo Sara, ed è un piacere!

  3. ahahah mamma mia le nostre vite, da disoccupate doc, si somigliano per tanti aspetti, delusioni, illuminazioni…ma sì andiamo avanti, tanto questa abbiamo di vita e buttare le giornate così però mi fa girare le p…e in modo guarda, sapendo poi quanti incapaci raccomandati che non sanno fare un piffero se ne stanno belli tranquilli con il loro stipendiuccio e l’aria da cretini strafottenti beh..è così siamo in Italia!!me ne fossi andata via anni fa maledizione..
    sarà sono felice di averti trovata! davvero, no prendermi x matta..ma è così
    Un abbraccio e a presto vado a spupazzare i miei cani ;* 🙂

  4. Buongiorno Sara, spupazzata la Bigia?? heheheh..che farai di bello oggi??…ops non mandarmi a quel paese!! hahahaha dai scherziamoci sù sennò :/…un abbraccio 🙂

    • buongiorno Giada! oggi, dopo un paio di orette di “warm up” con la bigia, mi dedicherò a qualche “lavoretto” che mi terrà impegnata per qualche ora. Noi disoccupati ormai siamo così.. quando gira buona troviamo qualche briciola di lavoro, mai più stabile di quel mese -15 giorni che ti lascia come l’assetato nel deserto che ha appena assaggiato una goccia d’acqua: ancora più assetato, ancora più deluso… però intanto che vuoi fare: non aggrapparti con tutte le speranze perché il mese si trasformi in qualcosa di più??
      ciò non toglie che anche oggi, che ho qualcosa da fare, io continui a sentirmi disoccupata e precaria. Ed è questa la cosa peggiore di tutto: riuscirò mai a NON sentirmici?

      • beh 15 giorni per me sono un miraggio altroché…io mi arrangio con ripetizioni, promozioni, lavoretti di grafica ( perché in teoria io sarei un grafico)..faccio anche la cameriera e ho pure pulito cessi..pensà un po’ quanto sono choosy come direbbe qualche stronzetta con il titolo di onorevole..ma tu hai mai pensato di andartene da questo paese di m…?
        un bacio

      • una grafica eh? io una consulente marketing che tenta di specializzarsi nei social. stringiamoci la mano!
        ci ho pensato, all’inizio della disoccupazione, ma un po’ che ho delle radici profonde qui che non posso (e non voglio) tagliare, un po’ che anche per andarsene… CI VOGLIONO I SOLDI! alla fine non l’ho fatto.
        Mi arrangio, si, con qualche lavoretto anche io, quello di adesso mi soddisfa assai, anche se un po’ precario.. almeno lavoro per bravissima gente. Ho fatto anche la choosy però, e a volte ho detto no: quando ho sentito puzza di lavoro gratis, o quando mi hanno chiesto di investire soldi MIEI per iniziare a lavorare.
        Che andassero a c…

      • beh certo in quei casi è chiaro che uno si rifiuta..che lavoro stai facendo ora?…anche io sono stata sempre frenata dal fatto delle radici qui, e ormai mi sento troppo vecchia x andarmene, boh o forse dovrei avere un po’ di coraggio e qualche soldo in tasca 😦

      • si infatti volevo chiederti la mail…heheheh..intanto fatte na risata che ho trovato questo annuncio…guarda ormai ci rido sopra hahhha incredibile…

        “Salve cerco volontaria baby sitter senza retribuzione che possa prendersi cura dei miei due bimbi di 3 e 2 anni, che sia solare , divertente con voglia di fare , perche’ loro danno da fare e vogliono fare, affidabile e con esperienza per il mese di agosto. Possibilmente che abiti nei dintorni e automunita per essere sempre reperibile. Orario 9-13 e poi dalle 16-18 . Italiana . Chiamate solo se realmente interessate visto che si tratta di volontariato. Disponibile a qualche optional la sera nei fine settimana.”

      • Ahahahah ti prego lo posso mettere come post?? Ahahahah si questo il tono di molte proposte ricevute.. Anche da amici. Amici di amici..
        Ho fatto la babysitter per la gioia di una amica a inizio disoccupazione.. Un inferno: 200€ al mese, rinfacciati per la vita, x andare a prender la a scuola farle da mangiare e farle fare i compiti dalle 2 alle 6 di sera (dislessica.. Un incubo). E alla fine e’ stata causa di rottura con la mia “amica”.
        Viva la gente con voglia di fare…

      • hahahaah allucinante è! o sì sì fanne l’uso che vuoi…beh grande “amicona” la tua…certe meglio perderle che trovarle..ti ho mandato mail
        ciao 😉

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