Anche i siti di indagini di mercato rifiutano i disoccupati

Un tempo non c’era la disoccupazione: tutti andavamo felici (?) per la nostra strada lavorativa, avevamo i nostri orari e poco tempo da perdere, e la nostra opinione era molto, molto, molto importante.
Perchè eravamo gente impegnata, con delle decisioni da prendere.
Perchè eravamo CONSUMATORI.

fila_bambini_edetta supermercato

Poi è arrivata la crisi, e con la crisi la stretta di vite al portafogli.
E poi, la disoccupazione.
Ci siamo ritrovati i portafogli vuoti, e il tempo libero pieno pieno. O da riempire con nuove, fantasiose attività.

Ognuno di noi, ci posso scommettere, si è trovato prima o poi a provare le meraviglie dei siti di indagini di mercato, o di quelli dove ti mandano a fare i mistery check – il più delle volte da MCDonalds. PEr qualche spicciolo di eur e un pranzo pagato… cosa vogliam di più dalla vita? Ci siamo fiondati!

Qualcuno di noi, poi, riteneva anche di avere ancora qualcosa di utile da dire, e così ha cominciato a pensare di impiegare il proprio tempo per dire la sua ALMENO sui prodotti che passa tanto tempo a passare in rassegna al supermercato, testandone le qualità, leggendo le etichette… diciamocelo: il disoccupato dovrebbe essere il referente principale di certe indagini di mercato, anche perchè ormai il mercato è costituito da una più alta % di disoccupati che di occupati!
Ma questo, a quanto pare, le società di consulenza, quelle di marketing e di indagini di mercato, così come la nostra politica, l’opinione pubblica, e persino i nostri stessi amici, vicini di casa, parenti, non lo voglion proprio vedere. Non lo vogliono sapere.

carrello-di-supermercato

E così continuano a costruire i loro panel e le campionature e i test di mercato su un panel, un pubblico, una platea di consumatori che NON ESISTE PIU’… e che NON CI RAPPRESENTA PIU’.
Contenti loro… a me fanno solo ridere, che prima ti chiedano di “investire” 10 minuti del tuo tempo per costruire il tuo profilo perchè per loro l’opinione tua è importante e poi, se alla prima domanda rispondi “temporaneamente disoccupato” il test si chiude ringraziandoti ma “non sei adatto a partecipare al campione di test”.
E su quali basi? Perchè sono disoccupato? E che cosa vuol dire per te, che un disoccupato non ti compra la macchina dell’ultimo modello e nemmeno rottama la sua che ha più di 12 anni? Che non esco tutte le sere per andare al ristorante e non compro il Dash che è meglio del Dixan? Che non vado in palestra perchè costa, o che non mi compro una Vuitton non perchè è una scemenza spendere tutti quei soldi per un pezzo di cuoio mal cucito (in Thailandia) ma perchè “non ne ho la possibilità”?
Noi disoccupati conduciamo una vita dignitosa, coi pochi soldi che abbiamo. Anzi, proprio perchè ci sono così preziosi (chè è vero, ne abbiam pochini), ce li teniamo cari e ci pensiamo non 3 ma 7 volte prima di spenderli. Ma ci facciamo ATTENZIONE. Alle cose che ci compriamo, e non più alla marca, ai contenuti, e non più alla forma. Al prezzo.
Abiamo solo dei “driver di scelta diversi.
Non ci facciamo infinocchiare più.
E’ forse questo il problema?
Suvvia, che non ci facciamo infinocchiare più dalle pubblicità già da un bel pò, che ormai siamo saturi di pubblicità e sciocchezze, dette solo per “vendere”! Siamo davvero un paese di ingenuotti di tal fatta??
Io credo proprio di no, anche se continuo a non spiegarmi tante cose, fra le quali quella che mi spiego meno è come è possibile che tanta gente che sta dalla “parte giusta delabarricata” abbia delle fette di salame sugli occhi così grandi.. che non ci veda, lì, in piedi, in silenzio, a guardarli. A valutarli.
Loro che “lavorano” e pertanto sono “giusti”.

Che poi, vogliamo parlarne? Quale virtuoso esponente della società “occupata” va mai a perdere tempo nella compilazione di indagini a campione? Siamo noi poveri scemi disoccupati che abbiamo il tempo da buttare via per fare certe cose.. nel disperato entativo di racimolare qualche spiccio, qualche punto di spesa al supermercato, magari un buono da 5€ per il Carrefour.

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Siamo un Italia ormai costituita per 3 quarti da disoccupati e per 1 quarto di struzzi, il che già faceva tristezza… ma se anche i siti di indagini di mercato rifiutano i disoccupati, siamo proprio a posto!

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3 thoughts on “Anche i siti di indagini di mercato rifiutano i disoccupati

  1. In realtà, non considerare il fattore “soldi” da parte di chi fa indagini di mercato è a dir poco miope. Che si sia disoccupati o meno, al prezzo si fa sempre più attenzione: è quella, spesso, la discriminante (l’unica) per l’acquisto. Continuare a rivolgersi a consumatori immaginari in grado di acquistare le Louis Vuitton, il SUV più figo o il detersivo ultimo grido, significa quantomeno ridurre il campione di tanto – troppo – per tirare fuori risultati affidabili. Dovrebbero rincorrerli, i disoccupati, altro che escluderli 🙂

  2. Infatti bisogna sempre dichiarare i seguenti dati:

    1. single.
    2. impiegato di banca.

    Questo è il soggetto ideale dell’indagine di mercato. Posto fisso, guadagno costante anche se non elevato, alta disponibilità di spesa in quanto libero da marmocchi e partner in casa. Così mi disse la mia amica Antonella, che ne sa a pacchi 😀

    Di noi che compriamo le cose senza ricordarci la pubblicità non gliene può fregare di meno: non compriamo le cose giuste.

    • Hai dimenticato che la stragrande maggioranza di sondaggi li fanno su donne e prodotti per donne… È bambini, però! Pannolini e compagnia bella tirano.. Ah se tirano…

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