La Teoria delle Cerchie Infernali

La tecnica dell’invio di cv, benché nessuno l’abbia ancora studiata così nel dettaglio, è spiegabile semplicemente secondo la teoria dei “cerchi concentrici”, o, come amo chiamarla io, delle “Cerchie Infernali”.

inferno dantesco

Cerchie che ricordano un po’ quelle del networking lavorativo (di cui tutti dicono meraviglie ma che, pur conseguendo un punteggio di 10 su 10, non ti porta mai un lavoro vero). Cerchie dove uno non capita in base ai vizi capitali cui si è abbandonato nel corso della vita… o si?

Beh, considerando nell’ottica attuale il voler far bene un lavoro come debosciata mancanza di collaboratività verso i colleghi meno volenterosi… forse si. Forse la cerchia infernale è proprio quello che meritiamo noi disoccupati operosi.

E quale è l’Entità Suprema che si preoccupa di mandarci al nostro giusto castigo, vi starete chiedendo? Quale Deus Ex Machina ci avrà osservati così attentamente per poi disporre nei suoi piani astrali la giusta vendetta?

Ah, il vostro Dio non è vendicativo ma giusto? Non s mischia nei vili fatti umani?

Il mio si, e ce l’ha con me proprio.

Ah, ma signori, se fosse stato così semplice vivere, capire le cose, trovare i nessi, le cause concatenanti, le soluzioni, e alla fine farsene una ragione e, con una crollata di spalle, perdonare tutto poiché fatto per un Bene Supremo, credete che il Dio che ci ha creati – rabbiosi e rancorosi come siamo – si sarebbe dato tanta pena per sfuggirci così da davanti, per non lasciarsi mai vedere?

E’ la paura, gente, la paura di quello che potremmo fargli noi disoccupati “per grazia ricevuta”, che lo tiene ben lontano dal piano del conoscibile e dell’umanamente sperimentabile, ve lo dico io!

E’ per la disperazione che ti prende quando vieni risucchiato nel gorgo dei centri concentrici, che Egli si ben guarda dal venire a prendersi le sue belle responsabilità con noi, altroché.

Ma stavamo parlando della teoria dei cerchi concentrici, o della spirale, se questa prende un movimento che vi spinge verso il basso, o della piramide rovesciata, se vogliamo.

Lasciatemi spiegare dunque: immaginiamo il soggetto A, un neo disoccupato che si trova ai suoi primi giorni di disoccupazione.

Egli comincerà a muoversi secondo questi cerchi concentrici fino ad arrivare al suo obiettivo finale: ri-trovare un lavoro.

Comincerà a muoversi per ideali: comincerà cercando subito di porre rimedio, e trovare un lavoro simile a quello che stava già svolgendo. E magari, illuso che non è altro, in un inquadramento, posizione o con un mansionario, persino migliorato rispetto alla sua attuale situazione.

Ah. Ah. Ah.

Certo.

Scoprirà ben presto che, come dice mia madre “sono tutti lì che aspettano lui”.

Esaurita la prima cerchia, la più interna, quella più direttamente adiacente allo status quo del momento in cui si è ritrovato disoccupato, il disoccupato non può fare altro che passare al livello successivo, guardare un po’ più in là. Vi è persino costretto dalle Istituzioni: Inps, Centri del Lavoro, Centri per l’Impiego, Agenzie per il lavoro, agenzie interinali.

E da amici e conoscenti che sono tutti così ansiosi di aiutarlo a trovarsi un lavoro.

Badate bene: aiutarLO a trovarSI un lavoro.

Nessuno può farlo al posto suo. Nessuno alza un dito. Tutti bravi a parlare però.

E parlando parlando si cominciano ad esaurire via via le cerchie verso l’esterno: amici, amici di amici, amici che conoscono qualcuno che conosce qualcuno, aziende che hanno un database, aziende che sono nel database, liste su liste di carne al fuoco.

E intanto le cerchie infernali, infocate cerchie appunto che rivoluzionano su sé stesse senza mai cambiare veramente, senza mai cambiare niente, fagocitano i malcapitati disoccupati. Alcuni li risputano, altri li distruggono, altri ancora li assorbono senza che di loro più nulla si sappia.

Un’epica visione, non è vero?

Fino a che arriviamo alle cerchie più esterne, quelle dei Disperati. Quelle dei “mando via a tutti, prima o poi per la Legge dei grandi numeri…”

Quelli che mandano da commessi pur non avendo mai fatto nemmeno un mese di stage al banco del pesce del mercato rionale. Quelli che mandano da McDonald perché tutti dicono che ci sono più di 2000 posti di lavoro. Quelli che mandano anche quando non hanno le “competenze”, perché tanto anche per dove avevano le competenze che avevano, non avevano le competenze.

Avete presente no? Quelli.

Quelli che hanno fame, e la fame li spinge a un atto così scellerato, così fuori dalla Grazia Divina, che alla fine si, meritano di ritrovarsi nella Cerchia Infernale.

Alla fine capiscono, di stare esattamente dove meritano, perché a quanto pare, non meritano di più.

Ed ecco qui spiegata la teoria delle Cerchie Infernali, tanto cara al Sommo Vate.

Che, mi sovviene ora, era un Esiliato.

Praticamente un Disoccupato senza fissa dimora d’altri tempi.

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4 thoughts on “La Teoria delle Cerchie Infernali

  1. “Quelli che mandano anche quando non hanno le “competenze”, perché tanto anche per dove avevano le competenze che avevano, non avevano le competenze.” – Io ho fatto parte di questo gruppo. Poi ho smesso di cercare lavoro.

      • Vivere senza lavorare è relativamente facile. Ma vivere senza lavorare mantenendo nel contempo un tenore di vita dignitoso non lo è: indebitarsi e non pagare i debiti, rifilare bidoni al prossimo, riuscire a scroccare sempre e comunque, sono attività che richiedono impegno e capacità. Alla fine sono un lavoro, con l’unica differenza che non versa contributi all’inps.

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