Amici

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Come in amore e in guerra, non esistono gli amici, nella disoccupazione. E quei pochi che cercate scapperanno come il vento, non appena smetterete di essere per loro di una qualche utilità.
Ovviamente daranno a voi la colpa di tutto. Così come eravate inadatti e pertanto vi hanno lasciati a casa (stante la congiunzione della crisi, e’ chiaro) ecco che non siete nemmeno più adatti ad essere degli amici ..”sostenibili”. Perciò meglio che andiate per la vostra strada, ma con i migliori auguri.

I primi ad abbandonare la nave che affonda non sprecheranno nemmeno vuote parole di conforto. Alcuni ci crederanno, salvo poi dimenticare o rinnegare di avervele mai dette. Gli ultimi si defileranno per noia. Xche siete diventati insopportabili. Perché non siete più divertenti, le anime della festa, quelli che pagavano il primo giro al bar tutti i venerdì o il pranzo tutte le settimane.
Altri ancora non sapranno cosa dirvi e si sentiranno a disagio. Quando il silenzio vale più di 1000 parole.
Altri semplicemente smetteranno di far parte della vostra vita, poiché facevano parte di quella vecchia, da cui siete stati esclusi.
Voi, siete dovuti partire per altre, aspre terre, dove il telegrafo non arriva.
Per altri ancora, infine, e’ molto più comodo dimenticare che siete mai esistiti. Chissà poi perché.
Resteranno solo le sanguisughe, quelli che non si vogliono perdere lo spettacolo della vostra disperazione.

Ma poi se ne andranno anche loro. X fortuna.

In generale, sarà la vostra utilità e sfruttabilita’ a determinare, infallibilmente, quali e quanti amici vi troverete ad avere intorno. E quanto in fretta perderete gli altri.

In ogni caso e’ bene ricordare il vecchio detto: meglio soli che male accompagnati.
E alcuni di voi, come me, ricordano ancora con che sorta di gente dovevano convivere giorno dopo giorno, sul lavoro, prima di essere “liberati”.
Perciò sapete di cosa parlo.

E state allegri! Alla fine tutti i nodi vengono al pettine!

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7 thoughts on “Amici

  1. Anche quando si lavora si può stare in solitudine. Le due cose non vanno parallelamente: ho un lavoro, ho degli amici, non ce l’ho, non li ho più. Se funzionasse così, allora bisognerebbe chiamarli parassiti, ma bisognerebbe preoccuparsi di loro quando un lavoro lo si ha, non quando non lo si ha. La solitudine non è una malattia, non è una vergogna, è uno stato della propria vita e ci si sta come purtroppo tante altre cose. Stai sola, non te ne crucciare, non ti ossessionare su coloro che ti hano abbandonato, permettiti di stare sola, di stare senza telefono che suona e poi vedrai che la qualità e non la quantità viene fuori anche quando si è disoccupati.
    Ciao a presto
    Francesco

    • Grazie delle sacrosante (veritiere e, cosa più importante di tutto confortanti!) parole. Tutto quello che dici e’ vero e io per prima tengo moltissimo al mio tempo in solitudine (che non è mai speso male e non mi pesa anzi!). La riflessione però è doverosa anche sui parassiti – chiamiami così! – xche a volte constatare la loro esistenza e come si sono approfittati fa male, e non possiamo negarlo. Anzi vanno aggiunto a quei brutti effetti della depressione da disoccupazione che ogni giorno dobbiamo affrontare. E sconfiggere 🙂

    • Ed e’ vero: la qualità alla fine viene fuori e l’effetto più bello e’ che come se ti fossi tolto le fette di salame dagli occhi ..a un certo punto riesci benissimo a “distinguere il riso dalla pula”. E senza falsità e facce di comodo la tua vita migliora decisamente !

  2. Grazie a te e grazie del bel blog che stai scrivendo. Sono stato anch’io disoccupato per tempi più o meno lunghi nella mia vita e l’ultimo periodo lavorativo, quando tutto sembrava precipitare, mi sono trovato anche in depresione; per cui so come vanno le cose. Sono riuscito però, nonostante la depressione, a rialzarmi e crearmi una libera professione e adesso sto meglio da imprenditore piuttosto che da dipendente e tiro abbastanza felicemente avanti. Se hai le risorse morali, di forza d’animo, di inventiva, di capacità, puoi farcela. Forza e coraggio e buona fortuna
    Francesco

    • Non sai quanto sono d’accordo con te! Comincio a pensare anche io di non essere più adatta, o adattabile, ai tempi e modi della dipendenza… Hai fatto una scelta coraggiosa ma giusta, verso cui mi sto indirizzando anche io.
      E grazie anche dei graditi complimenti: scrivo x me, x tirarmi fuori x non dimenticare e x andare a testa alta.. Ma scrivo anche x voi, che siete come me, che magari ci state male in silenzio, e il vostro apprezzamento e’ x me merce rara e preziosa anzi incommensurabile
      Continua così !

  3. Quelli che descrivi tu io non li chiamerei esattamente “amici”. Gli amici sono quelli che restano, sempre e comunque, nonostante tutto.
    Comunque è vero che da disoccupati si fa comunque meno vita sociale: gli altri si incontrano per prendere un gelato, per esempio, e per te che sei senza lavoro anche il costo di un gelato diventa proibitivo, se lo prendi tutte le settimane. Ma non lo dici apertamente, perché i tuoi genitori ti hanno insegnato che è una cosa della quale bisogna vergognarsi. E allora una volta “vengo con voi, ma non prendo niente perché ho mal di denti”, la settimana dopo “ma no, veramente, io ho proprio voglia di un caffè, però vi faccio compagnia volentieri”… Prima o poi finisci le scuse e rinunci ad uscire con gli altri

    • Sante parole. Io ancora mi sorprendo di come la gente non ci arrivi.. A capire che c’è sotto qualcosa quando “razioni” le uscite (e le spese) ma sbatto il muso con la consapevolezza che accade perché sotto sotto, se non hanno gli stessi problemi, dei tuoi non gliene frega un cazzo.
      Hai ragione tu, di certo non sono amici.

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